Bruxelles (eu24news.eu) – Nel primo anno del suo secondo mandato la Commissione, guidata da Ursula von der Leyen, ha messo al centro un obiettivo politico che suona più urgente che ambizioso: lavorare per l’indipendenza strategica dell’Europa. Una parola – indipendenza – che fino a pochi anni fa evocava discussioni astratte, e che oggi è invece la condizione minima per affrontare un contesto globale sempre più competitivo e meno prevedibile. Da oggi l’esecutivo europeo concentrerà la propria azione su quattro assi: sicurezza energetica, difesa comune, digitalizzazione e resilienza economica. Settori in cui l’Unione è ancora esposta a dipendenze esterne significative e dove l’erosione del vantaggio europeo è un rischio concreto. La Commissione ha provato a ridurre questa vulnerabilità lavorando sulla capacità dell’Europa di agire in autonomia, di produrre valore e di difendere i propri interessi.

Il contesto in cui si muove questa strategia è definito dalle sette priorità del programma 2024-2029: competitività, sicurezza e difesa, equità sociale, qualità della vita, democrazia e valori, ruolo globale e riforma del bilancio europeo. Una mappa politica pensata per dare coerenza a un ciclo in cui l’UE è chiamata a reagire su più fronti: dal costo della vita alla gestione migratoria, dalla concorrenza internazionale al ruolo dell’Europa nei nuovi equilibri geopolitici. Con il nuovo mandato, von der Leyen ha costruito una squadra di 27 commissari che lavorano per tradurre questi orientamenti in azioni concrete. L’obiettivo è duplice: da un lato, rispondere immediatamente ai dossier più urgenti – sicurezza, energia, sostegno alle imprese – dall’altro costruire una visione di lungo periodo che riporti crescita e stabilità in un continente che negli ultimi anni ha dovuto affrontare crisi successive.

Il primo anno di questa seconda Commissione segna quindi un passaggio politico rilevante: l’Unione prova a superare la fase reattiva che ha caratterizzato l’ultimo decennio e tenta di configurarsi come un soggetto capace di agire con una propria sovranità, non solo regolatoria ma strategica. Non è un percorso semplice, né immediato. Ma le prime mosse mostrano un tentativo chiaro di unire gli Stati membri attorno a un progetto comune, rafforzando la credibilità internazionale dell’Unione e ricostruendo la fiducia dei cittadini nelle istituzioni comunitarie. Un’Europa più autonoma, più resiliente e più consapevole delle proprie fragilità: è questa la direzione indicata dal primo anno del nuovo ciclo politico europeo. Ora resta da capire se i prossimi quattro anni sapranno trasformare questa rotta in risultati tangibili.


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