Bruxelles (eu24news.eu) –  La crisi di Ceuta ha superato rapidamente i confini della Spagna ed è diventata una questione europea. Gli arrivi in massa di migranti hanno riacceso il confronto sulla sicurezza delle frontiere esterne dell’Unione europea coinvolgendo direttamente Italia, Spagna e altri Stati membri.

Roma, insieme alla Danimarca, ha promosso una lettera sottoscritta da 22 Paesi europei per chiedere a Bruxelles una risposta più efficace contro gli attraversamenti irregolari, la strumentalizzazione della migrazione e le minacce alle frontiere dell’UE. Madrid ha respinto le critiche, difendendo la gestione della situazione e contestando l’idea che le proprie politiche migratorie possano essere considerate un fattore di attrazione.

La vicenda mette così in evidenza una trasformazione ormai evidente della politica europea sull’immigrazione. Il controllo delle frontiere non è più una battaglia riconducibile soltanto alla destra sovranista; anche governi di centro e socialdemocratici hanno adottato negli ultimi anni politiche più rigide spinti dalla pressione dell’opinione pubblica, dalla crescita delle destre radicali e dalla necessità di garantire maggiore sicurezza. La Danimarca è uno degli esempi più evidenti, ma una linea più severa è stata adottata anche dalla Svezia dopo la crisi migratoria del 2015, dalla Finlandia e dalla Polonia che ha rafforzato in modo significativo i controlli lungo il confine orientale così come sono aumentati i controlli anche in Germania.

La differenza politica, quindi, non passa più semplicemente tra chi vuole controllare le frontiere e chi non vuole farlo. Il vero confronto riguarda come controllarle e soprattutto quanto debba essere europea la risposta. La decisione italiana di reintrodurre controlli nei collegamenti con la Spagna ha aperto un confronto con Madrid e riportato al centro dell’attenzione uno dei pilastri della costruzione europea: Shengen, ovvero la libera circolazione delle persone. Le regole europee consentono agli Stati membri di ripristinare temporaneamente i controlli alle frontiere interne in presenza di determinate minacce, ma prevedono condizioni e procedure precise.

La questione è diventata ancora più delicata perché la Spagna ha successivamente iniziato a fare a sua volta controlli sui viaggiatori provenienti dall’Italia, insomma una crisi nata su una frontiera esterna dell’UE che ora rischia così di produrre conseguenze sulle frontiere interne europee. La Presidenza irlandese del Consiglio UE ha cercato di ricomporre lo scontro, sottolineando la necessità di una risposta comune e ricordando che la situazione a Ceuta era stata rapidamente riportata sotto controllo. Il messaggio di Bruxelles è chiaro: la sicurezza delle frontiere esterne è una responsabilità condivisa e non può diventare una nuova fonte di divisione tra gli Stati membri.

La crisi arriva inoltre in una fase decisiva per l’attuazione del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, che punta a rendere più uniforme la gestione delle frontiere, accelerare le procedure e rafforzare la solidarietà tra i Paesi dell’Unione. Italia, Spagna, Grecia, Polonia e altri Stati vivono pressioni migratorie molto diverse. Ma quando una frontiera entra in crisi, ogni governo tende inevitabilmente a chiedere agli altri maggiore sostegno. Il rischio è che la responsabilità comune prevista dalle regole europee rimanga più sulla carta che nella realtà. Ceuta riporta quindi al centro una domanda che riguarda tutta l’Unione europea: la gestione della migrazione resterà una somma di risposte nazionali oppure diventerà, finalmente, una politica realmente comune?


Scopri di più da Eu24news

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.