Bruxelles (eu24news.eu) – Non è più solo una lunga estate calda. In molte città europee, il clima torrido si prolunga ormai da maggio a ottobre, con temperature che superano regolarmente i 32 gradi. Il fenomeno, una volta eccezionale, si sta trasformando in una nuova normalità, con serie implicazioni per la salute pubblica, le infrastrutture urbane e la vivibilità delle città.
Recenti analisi climatiche dimostrano che in diverse capitali del continente la cosiddetta stagione del caldo può durare anche oltre 140 giorni. Il cambiamento è rapido, strutturale e direttamente collegato agli effetti del tanto discusso cambiamento climatico.
Le città più colpite: da Atene a Lisbona
Tra le aree urbane più esposte, Atene registra la stagione di caldo estremo più lunga, con quasi cinque mesi consecutivi oltre i 32 gradi. Seguono Tirana, Lisbona e Madrid, dove le temperature elevate si estendono ben oltre la tradizionale estate. Anche Parigi supera i 90 giorni di caldo intenso, mentre città come Monaco di Baviera o Varsavia mostrano segnali evidenti di allungamento stagionale.
L’Europa si riscalda più in fretta
Gli ultimi rapporti scientifici confermano che l’Europa è il continente che si sta riscaldando più rapidamente. Le ondate di calore, sempre più anticipate e prolungate, sono amplificate da fenomeni come il heat dome e le anomalie termiche del Mediterraneo, dove le acque hanno registrato anche +5 °C rispetto alla media stagionale. Questo surriscaldamento marino contribuisce a mantenere alte le temperature anche nelle città costiere.
Salute, lavoro, infrastrutture: i rischi aumentano
L’aumento delle temperature estreme comporta rischi crescenti per la salute pubblica: colpi di calore, malattie cardiovascolari, aumento della mortalità tra le fasce più vulnerabili. Gli effetti si estendono al mondo del lavoro all’aperto, con sospensioni delle attività durante le ore più calde, e ai sistemi sanitari, messi sotto pressione da emergenze climatiche sempre più frequenti.
Le città non sono progettate per questo clima
Un fattore determinante è l’effetto di isola di calore urbana: edifici, strade e infrastrutture assorbono e rilasciano calore, rendendo le città molto più calde delle aree rurali circostanti. A questo si aggiunge la carenza di spazi verdi, che peggiora la situazione termica e limita la capacità di raffreddamento naturale.
E allora, cosa fare? Allo studio ci sono strategie di adattamento climatico come la creazione e l’estensione del verde urbano nelle città, l’introduzione di materiali edilizi più riflettenti e ventilati, la realizzazione di rifugi climatizzati accessibili e lo sviluppo di sistemi di allerta precoce. Il prolungamento delle stagioni calde impone la necessità di iniziare a pensare a ridisegnare il volto delle città. La gestione del caldo estremo non può più essere considerata un’emergenza occasionale, ma un capitolo centrale delle politiche urbane, sanitarie e ambientali.
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