Roma (eu24news.eu) – L’Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (organismo dell’Unione europea che monitora l’andamento delle epidemie e coordina le strategie di contrasto) ha diffuso un dato che non lascia spazio a dubbi: l’Italia concentra oltre l’80% dei casi di virus West Nile registrati in Europa. Ad oggi l’Italia ha registrato un numero elevato di casi di West Nile con 455 infezioni umane e 21 decessi complessivi a livello nazionale. Numeri che collocano il nostro Paese al vertice della classifica europea, ben distante dagli altri Stati membri coinvolti. Le zone più colpite dal virus West Nile in Italia sono il Lazio e la Campania, che registrano il maggior numero di casi umani e decessi; a queste si aggiungono altre regioni con circolazione del virus, come Veneto, Piemonte e Lombardia.  Secondo l’Ecdc, il fenomeno è strettamente legato al cambiamento climatico. Estati più lunghe e inverni più miti favoriscono la presenza delle zanzare Culex, principali vettori della malattia, allungando di fatto la stagione di trasmissione. Gli esperti avvertono che il picco dei contagi è atteso tra fine agosto e settembre, quando le condizioni climatiche diventano ottimali per la proliferazione degli insetti.

I rischi per la salute.  Il virus West Nile si trasmette all’uomo attraverso la puntura delle zanzare infette. Nell’80% dei casi l’infezione è asintomatica, ma il restante 20% sviluppa febbre, mal di testa, nausea ed eruzioni cutanee. Nei casi più gravi – meno dell’1%, ma con esiti potenzialmente letali – si verificano complicanze neurologiche come meningite ed encefalite, soprattutto tra gli anziani e i soggetti fragili. Ad oggi non esiste un vaccino per l’uomo. La prevenzione si fonda su comportamenti quotidiani: l’uso di repellenti, l’installazione di zanzariere, la protezione di bambini e anziani e la riduzione dei ristagni d’acqua che favoriscono la riproduzione delle zanzare.


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