Roma (eu24news.eu) – Il possibile faccia a faccia tra Putin e Zelensky resta una delle questioni più delicate del momento: a Washington si insiste sulla necessità di un incontro diretto, ma dal Cremlino trapela prudenza. Il ministro degli Esteri russo, Lavrov, ha ribadito che un vertice non è in agenda senza una piattaforma condivisa. Una posizione che, secondo Kiev, tradisce la volontà di Mosca di guadagnare tempo, evitando di concedere a Zelensky l’immagine di un negoziatore allo stesso livello del presidente russo. Sul fronte americano Trump ha oggi rilanciato la linea dura: nuove sanzioni e misure economiche potrebbero colpire la Russia se non si aprirà uno spiraglio concreto verso il dialogo. “Serve un incontro diretto nel giro di settimane”, ha dichiarato l’ex presidente, chiarendo però che gli Stati Uniti non intendono impegnare truppe sul terreno.
In Europa, a minare l’unità politica sul dossier ucraino è scoppiata la polemica tra Roma e Parigi. Il vicepremier, Matteo Salvini, ha attaccato il presidente francese, Emmanuel Macron, definendo “pericolose e irresponsabili” le sue aperture all’impiego di soldati europei in Ucraina, seppure solo dopo un eventuale cessate il fuoco. La reazione francese è stata immediata: il ministero degli Esteri ha convocato l’ambasciatrice d’Italia, stigmatizzando l’intervento di Salvini come inaccettabile. Intanto, in queste ultime ore, il ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, ha avuto due conversazioni telefoniche in vista di una videoconferenza che si terrà, domani, con i ministri del G7 in occasione del 24 agosto, giornata in cui l’Ucraina commemorerà la dichiarazione di indipendenza dall’Urss del 1991. Tajani, d’intesa con il ministro degli Esteri francese Barrot e con il collega tedesco Wadephul, ha confermato il sostegno del governo italiano al processo che dovrebbe portare al negoziato politico e diplomatico per una pace giusta e duratura in Ucraina. Per Tajani “è decisivo il coordinamento con Germania e Francia all’interno della Ue per avanzare speditamente verso una definizione delle garanzie di sicurezza da offrire all’Ucraina per raggiungere un accordo di pace”.
E mentre le cancellerie si confrontano sul campo si continua a combattere. L’Ucraina intensifica gli strike mirati su infrastrutture energetiche e militari in territorio russo e nelle aree occupate, mentre le forze di Mosca rivendicano nuovi avanzamenti a est. Una guerra di logoramento che rende ancora più urgente una prospettiva di negoziato, oggi tutt’altro che vicina. Il quadro che emerge è di estrema fragilità: il vertice Putin–Zelensky resta incerto, le pressioni di Trump spingono per un’accelerazione, ma l’Europa si divide proprio sul fronte della sicurezza e del sostegno militare a Kiev. Il rischio, evidente, è che l’iniziativa diplomatica si areni ancora una volta, mentre sul campo il conflitto continua senza sosta.
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