Washington (eu24news.eu) – Alla Casa Bianca, ieri, la diplomazia ha rimesso in moto gli ingranaggi. Nell’incontro con Zelensky e una rappresentanza di leader europei, Donald Trump ha annunciato di aver avviato i contatti per un faccia a faccia fra il leader ucraino e Putin e, in prospettiva, un incontro trilaterale. La cornice è chiara: niente ingresso immediato nella NATO per Kiev, ma un pacchetto di garanzie di sicurezza stile Articolo 5 da definire con europei e alleati. È il passaggio politico che consente a Washington di rivendicare la regia del processo e all’Europa di restare nel perimetro decisionale.  Un vertice, quello di ieri a Washington, che senza dubbio ha segnato un cambio di passo rispetto ai mesi scorsi. Dopo il vertice USA-Russia in Alaska, Trump ha abbandonato l’idea di un cessate il fuoco come pre-condizione, puntando su negoziati diretti e rapidi; una linea che non entusiasma, però, i leader europei compatti nel chiedere che la spinta al dialogo non si traduca in concessioni unilaterali a Mosca. Macron e Starmer hanno parlato di unità e prudenza, Merz ha evocato la strada stretta dei compromessi possibili; Rutte e von der Leyen lavorano al perimetro tecnico delle garanzie.

La postura europea e il ruolo di Meloni.  Per l’Europa, la parola chiave è credibilità. Giorgia Meloni—che negli ultimi mesi ha tessuto pazientemente la trama tra Washington e i partner UE—ha messo i paletti che contano: nessuna pace veloce senza giustizia e un meccanismo di garanzie di sicurezza che impedisca il ripetersi dell’aggressione. A Washington, la premier italiana ha rimarcato che non esistono soluzioni facili, rivendicando l’unità occidentale come fattore che ha costretto Mosca a considerare il dialogo. È il profilo di una Italia capace di parlare con la Casa Bianca e, allo stesso tempo, di allineare il fronte europeo.  Giorgia Meloni ha ribadito che la pace potrà essere raggiunta solo attraverso l’unità e la collaborazione internazionale. La premier italiana ha assicurato il sostegno dell’Italia agli sforzi verso una soluzione condivisa, sottolineando come la forza dell’esercito ucraino e il lavoro diplomatico stiano aprendo la strada a una pace giusta. Ha poi evidenziato l’importanza delle garanzie di sicurezza, considerate un prerequisito per qualsiasi accordo, e ha richiamato l’attenzione sulla proposta di un meccanismo simile all’articolo 5 della Nato. Meloni ha confermato la disponibilità dell’Italia a contribuire attivamente a tutte le iniziative di pace in corso.

Come si costruisce la pace senza svendere la vittoria.  La vera novità non è l’idea del trilaterale – già evocata in passato – ma il ritorno di una regia politica che prova a sincronizzare Washington e l’Europa. Trump offre il palcoscenico, ma è l’architettura delle garanzie che decide se questo processo è sostanza o teatro. Qui l’Europa, e Meloni in particolare, possono fare la differenza: spostare il baricentro dalla retorica e legare ogni passo negoziale a condizioni verificabili sul terreno. Kiev chiede sicurezza e lEuropa deve garantire che ogni cessazione delle ostilità sia l’inizio di un ordine più forte, non la premessa di una nuova offensiva futura.

Il ruolo dell’Italia e dell’Unione.  Un’Ucraina difendibile significa un’Europa più sicura. Il pacchetto di garanzie è anche un programma industriale europeo: supply chain di munizioni, sistemi anti-drone, Patriot/IRIS-T, cantieri per la ricostruzione. Meloni spinge per questa lettura: meno riflettori, più cantieri. È il terreno su cui Roma può incidere davvero, coniugando atlantismo e interesse nazionale. La sfida, ora, è trasformare il vertice della Casa Bianca in un punto di partenza, non in un annuncio effimero: senza garanzie concrete la pace resterebbe, infatti, un’illusione.


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