Chisinau (eu24news) In una sala di Chisinau, capitale della Moldavia, si è consumato ieri uno di quei momenti silenziosi destinati a fare storia. Mentre le bombe continuavano a cadere su Kiev  a distanza di sole ventiquattro ore da quello che il Ministero degli Esteri ucraino aveva definito “uno dei più letali attacchi russi dall’inizio della guerra”, con 24 vittime in un bombardamento su un condominio nel centro della capitale i ministri degli Esteri riuniti nel quadro del Consiglio d’Europa approvavano la risoluzione che dà vita formale al Tribunale speciale per il crimine di aggressione contro l’Ucraina.
Trentasei Paesi hanno annunciato formalmente la loro intenzione di partecipare all’istituzione del Tribunale, che avrà sede nella città olandese dell’Aia. Un organismo che, nelle intenzioni dei suoi promotori, dovrà colmare il vuoto giuridico lasciato aperto dalla Corte penale internazionale: la Russia non ha aderito allo Statuto di Roma e può usare il suo veto al Consiglio di Sicurezza dell’ONU per bloccare qualsiasi percorso alternativo. Per il crimine di aggressione, a differenza dei crimini di guerra o contro l’umanità, le condizioni per la giurisdizione della CPI sono assai più restrittive.
L’idea di istituire un organismo di questo tipo ha preso forma nei primi mesi successivi all’invasione russa. Un gruppo di giuristi ed esperti provenienti dall’Ucraina, dalla Commissione europea, dal Consiglio d’Europa e da numerosi Stati partner ha lavorato alla definizione di un tribunale ad hoc, sul modello delle corti speciali istituite negli anni Novanta per i conflitti nell’ex Jugoslavia e per il genocidio in Rwanda.
La svolta politica decisiva era arrivata il 9 maggio 2025, quando i testi istitutivi erano stati approvati da una coalizione internazionale di Stati. Ieri, a Chisinau, si è compiuto il passaggio successivo: l’approvazione della risoluzione che dà vita all’Accordo parziale allargato sul Comitato direttivo del Tribunale, l’organismo che dovrà supervisionarne l’attività e   soprattutto   assicurarne il finanziamento economico.
L’adesione non è stata unanime, e le assenze parlano chiaro. Dall’elenco mancano Malta, Bulgaria, Slovacchia e Ungheria. L’assenza di Budapest potrebbe essere legata alla transizione in corso tra il vecchio governo di Viktor Orbán e quello di Peter Magyar, ma non è ancora chiaro se il nuovo esecutivo si unirà al progetto. Sorprendentemente, a dire sì sono stati anche due Paesi che non fanno parte del Consiglio d’Europa: l’Australia e il Costa Rica.
L’Italia ha aderito, anche se con alcune precisazioni. Il sottosegretario agli Esteri Massimo Dell’Utri ha sottolineato che il passo compiuto è decisivo, ma diversi Stati, Italia inclusa, devono ancora ratificare il trattato in Parlamento. Le ambizioni del Tribunale sono alte, ma i suoi limiti sono già scritti nella sua architettura. Presidente, primo ministro e ministro degli Esteri russi rimarranno immuni da processi in contumacia finché rimarranno in carica. Il pubblico ministero potrà presentare un’accusa contro Putin e Lavrov, ma il procedimento resterebbe sospeso fino a quando gli accusati non lasceranno i loro incarichi.  Potranno invece essere processati in contumacia altri alti ufficiali: tra i possibili imputati figurano Valery Gerasimov, capo dello Stato Maggiore delle Forze Armate russe, Sergey Kobylash, comandante dell’Aeronautica militare, e Sergei Shoigu, ex ministro della Difesa e oggi segretario del Consiglio di Sicurezza. Anche ufficiali di alto livello della Bielorussia e della Corea del Nord potrebbero essere perseguiti. Le pene previste per chi verrà ritenuto colpevole includono l’ergastolo, la confisca delle proprietà personali e multe pecuniarie, che saranno destinate a un fondo di compensazione per le vittime. La grande incognita rimane quella economica. L’UE ha già stanziato 10 milioni di euro, ma la mancanza di impegno da parte degli Stati Uniti sotto il presidente Trump ha sollevato preoccupazioni per possibili carenze di bilancio. Il Tribunale potrà iniziare a operare solo quando avrà raccolto almeno 25 ratifiche con sufficienti contributi finanziari. Il segretario generale del Consiglio d’Europa, Alain Berset, ha scelto le parole della fermezza: “Il Tribunale speciale rappresenta la giustizia e la speranza. Ora è necessario agire per dare seguito a questo impegno politico, garantendo il funzionamento e il finanziamento del Tribunale.”   Dal fronte ucraino, il ministro degli Esteri Andrii Sybiha ha inquadrato la questione con una prospettiva più ampia: “Le fondamenta morali dell’Europa e del mondo saranno ripristinate solo quando il crimine di aggressione contro l’Ucraina sarà punito. Non è una questione del passato. È una questione del futuro.”


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