Aquisgrana (eu24news.eu) –  Mario Draghi torna a scuotere il dibattito sull’Unione europea e lo fa dal palco del Premio Carlo Magno, uno dei riconoscimenti più simbolici per la costruzione europea. Nel suo intervento ad Aquisgrana, l’ex presidente della Bce ha lanciato un messaggio diretto ai leader dell’Ue: l’Europa non può più permettersi lentezze decisionali, dipendenze strategiche e divisioni interne in un contesto internazionale sempre più instabile. Al centro dell’intervento il tema della nuova posizione geopolitica dell’Europa. Secondo Draghi, gli Stati Uniti sono diventati un partner più imprevedibile, mentre la competizione globale tra Washington e Pechino sta ridefinendo gli equilibri economici mondiali. Uno scenario che, per l’ex premier italiano, impone all’Europa una risposta più compatta sul piano industriale, energetico e della difesa europea.

Draghi ha quindi rilanciato la necessità di rafforzare il mercato unico europeo, ridurre le dipendenze esterne e sostenere una vera politica industriale europea capace di aumentare la competitività delle imprese dell’Ue. Nel suo intervento ha sottolineato anche l’importanza di investimenti comuni nei settori strategici, aprendo nuovamente al tema del debito condiviso europeo per affrontare sfide come energia, innovazione e sicurezza. Uno dei passaggi più significativi ha riguardato, però, la governance dell’Unione. Per Draghi, l’attuale sistema decisionale a 27 non è più adeguato alla rapidità delle crisi globali. Da qui il richiamo a un federalismo pragmatico con gruppi di Stati membri pronti a procedere insieme sui dossier strategici senza restare paralizzati dai veti nazionali.

Tra i temi affrontati nel suo discorso Draghi ha anche parlato di sicurezza europea ribadendo la necessità di costruire una capacità comune di difesa complementare alla NATO, rafforzando il ruolo geopolitico dell’Unione europea in uno scenario internazionale sempre più competitivo. Più che un intervento celebrativo quello di Aquisgrana appare così come un nuovo appello politico rivolto a Bruxelles: accelerare sull’integrazione europea per evitare che l’Ue perda peso economico, industriale e strategico nei nuovi equilibri globali.


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