Roma (eu24news.eu)Le liste di proscrizione non mi sono mai piaciute per nessuno. È una cosa inaccettabile, un’offesa a tutto il popolo italiano”. Con queste parole il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, è tornato a condannare duramente la decisione della Russia di inserire il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, tra i nomi considerati “russofobi” da Mosca.

Parlando all’Unità di crisi della Farnesina, Tajani ha respinto al mittente le accuse: “Non ci facciamo intimidire da una lista del ministero degli Esteri russo. Mai una volta abbiamo detto di essere in guerra con la Russia: abbiamo una posizione chiara, e le accuse sono prive di fondamento”.

La vicenda nasce da un documento ufficiale pubblicato da Mosca, contenente nomi di politici e istituzioni europee accusati di diffondere sentimenti antirussi. Oltre a Mattarella, sono stati citati anche lo stesso Tajani, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, e diversi parlamentari europei

La reazione del governo italiano è stata compatta. Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha parlato di una provocazione inaccettabile, esprimendo piena solidarietà a Mattarella. Dai banchi dell’opposizione – fatta eccezione per qualche tono più cauto da parte della Lega – è arrivato un fronte unanime a difesa del Capo dello Stato, figura considerata super partes e garante dei principi costituzionali e del rispetto del diritto internazionale.

Tajani è tornato, poi, a parlare della situazione in Medio Oriente annunciando che l’Italia ha deciso di stanziare 5 milioni di euro in aiuti umanitari destinati alla popolazione civile della Striscia di Gaza. “La sofferenza dei palestinesi è inaccettabile”, ha dichiarato il titolare della Farnesina. Il ministro ha, inoltre, reso noto che 50 pazienti palestinesi saranno accolti in Italia entro metà agosto.

Un doppio fronte, dunque, quello che sta affrontando in queste ore la diplomazia italiana: da un lato la gestione della tensione con Mosca e la difesa delle istituzioni ritaliane, dall’altro l’impegno concreto sul terreno della solidarietà internazionale.


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