Bruxelles (eu24news.eu) – La Commissione Ue ha inviato a Shein una formale richiesta di informazioni a norma del regolamento sui servizi digitali, dopo aver ricevuto segnalazioni secondo cui sulla piattaforma sarebbero offerti prodotti illegali, tra cui armi e bambole sessuali con sembianze infantili. La vendita di articoli vietati in Francia e altre segnalazioni ha fatto scattare i controlli, poiché il sistema dell’azienda cinese di fast fashion potrebbe rappresentare un rischio per i consumatori in tutta l’Unione europea. La Commissione ha chiseto al colosso cinese di fornire documenti e dettagli sulle modalità con cui garantisce che i minori non siano esposti a contenuti inadeguati, verificando l’efficacia delle misure di garanzia dell’età e il controllo della circolazione di prodotti proibiti. Le piattaforme online di grandi dimensioni, come Shein, devono valutare e ridurre i rischi sistemici, compresi quelli legati ai minori e alla diffusione di contenuti illegali.
Parallelamente, Shein è finita al centro di un nuovo rapporto di Greenpeace, che denuncia la presenza di sostanze chimiche pericolose negli abiti, comprese linee destinate ai bambini. Su 56 capi analizzati, circa un terzo conteneva Pfas e ftalati oltre i limiti consentiti dal regolamento europeo Reach, sostanze note per i rischi su cancro, disturbi della riproduzione e indebolimento del sistema immunitario. Gli inquinanti minacciano non solo i lavoratori e l’ambiente nei Paesi produttori, ma anche i consumatori attraverso il contatto diretto con gli indumenti e la contaminazione dell’ecosistema una volta smaltiti.
Secondo Greenpeace, le misure volontarie di Shein si sono dimostrate insufficienti, con prodotti già segnalati che ricompaiono sul mercato con le stesse sostanze nocive. L’organizzazione chiede norme vincolanti contro la sovrapproduzione e l’inquinamento da fast fashion, come quelle introdotte in Francia, e l’applicazione rigorosa della legislazione europea sulle sostanze chimiche a tutti i prodotti venduti online. Solo con regole obbligatorie le piattaforme e i produttori potranno essere ritenuti responsabili e proteggere davvero la salute dei consumatori e dell’ambiente.
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