Bruxelles (eu24news) – Letizia Moratti, europarlamentare del Partito Popolare Europeo e Presidente della Consulta Nazionale di Forza Italia, è promotrice di un’importante interrogazione scritta alla Commissione Europea, sottoscritta da ben 56 membri del Gruppo PPE, volta a sollevare preoccupazioni concrete sull’impatto della riforma ETS2 su famiglie e imprese europee. Il sistema ETS2 (Emission Trading System 2) è il nuovo schema europeo di tassazione del carbonio, che si ripercuoterà su famiglie e imprese. Il sistema di scambio delle quote di emissione estenderà progressivamente a partire dal 2027 il principio “chi inquina paga” ai settori trasporti su strada e riscaldamento degli edifici, finora esclusi dal mercato del carbonio. Questo significa che i distributori di carburanti e combustibili dovranno pagare per le emissioni di CO₂ che producono, il che porterà a un aumento dei prezzi per i consumatori.
“Stime attendibili indicano che entro il 2030 i costi per trasporti e riscaldamento potrebbero aumentare fino al 40%”, avverte Moratti. “Se non si interviene subito con meccanismi di compensazione preventiva, il rischio è un forte impatto sociale ed economico, soprattutto nei Paesi dove la transizione energetica è ancora in corso e la povertà energetica è diffusa.” Una richiesta di responsabilità e realismo, sostenuta in primis dalla delegazione di Forza Italia al Parlamento europeo, in collaborazione con le delegazioni polacca e francese, e con il sostegno di deputati spagnoli, olandesi, croati, portoghesi, estoni, rumeni, bulgari, slovacchi, ciprioti e sloveni.
“A tutto ciò si aggiunge – continua l’eurodeputata – la nuova proposta di Bilancio pluriennale UE. Inaccettabile l’appropriazione da parte della Commissione dei proventi generati dalle tasse sul carbonio mediante il sistema ETS e il meccanismo CBAM, risorse pagate direttamente dall’industria europea. Tali entrate dovrebbero essere reinvestite integralmente per sostenere la decarbonizzazione di industrie e abitazioni, non assorbite nel bilancio generale. Il meccanismo, connotato da una marcata impronta ideologica green, rischia di penalizzare ancora una volta le economie a forte base manifatturiera come l’Italia, a vantaggio dei paesi del Nord Europa, strutturalmente più orientati ai servizi”.
“Il percorso verso la neutralità climatica è fondamentale ma deve essere sostenibile anche sul piano sociale. L’Europa non può permettersi di non considerare le problematiche che rischiano di impattare direttamente sui cittadini. Chiediamo alla Commissione pragmatismo, equilibrio e soprattutto ragionevole attenzione alle fasce più fragili della popolazione. La tutela dell’ambiente deve considerare i delicati aspetti economici e sociali che la accompagnano”, conclude l’eurodeputata.
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