di Giuseppe Iuliano
Bruxelles – Dopo le minacce di gennaio del presidente statunitense Donald Trump di imporre dazi contro l’Europa, la presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, aveva promesso una reazione decisa. Tuttavia, il tono è cambiato. Giovedì 20 marzo 2025, commentando le tariffe Usa del 25% su acciaio e alluminio europei, Lagarde ha adottato un approccio più cauto: “L’analisi della Bce indica che una tariffa del 25% ridurrebbe la crescita dell’eurozona di circa 0,3 punti percentuali nel primo anno”. Un impatto che, secondo la presidente, potrebbe salire a mezzo punto in caso di ritorsioni europee con aumenti delle tariffe sulle importazioni statunitensi. Il messaggio riflette una pausa di riflessione in Europa, con la scelta di rinviare le contromisure commerciali per alcune settimane, nel tentativo di evitare un’escalation dai costi economici elevati.
Questa prudenza si inserisce in un contesto geopolitico già fragile. La crisi delle relazioni tra le grandi potenze economiche sta minando le fondamenta delle politiche Ue, basate sul surplus delle esportazioni e sulla stabilità monetaria. Il passaggio dalla spesa pubblica espansiva post-Covid a una razionalizzazione delle risorse, unito alle ambizioni di transizione digitale ed ecologica, ha evidenziato la precarietà delle istituzioni europee. Intanto, Stati Uniti e Cina sembrano intenzionati a ridimensionare il peso dell’Ue, relegandola a mercato di approdo per beni e servizi. L’Europa, pur ricca di consumatori e produttori, fatica a trovare una governance unitaria per valorizzare queste potenzialità.
Sul fronte interno, l’Italia tenta di reagire. Il ministro Tajani ha presentato un piano di rilancio dell’export, definito dall’europarlamentare Salvatore De Meo “pragmatico e multilaterale”. Con quasi 40 miliardi di export a rischio, il governo punta a scongiurare una guerra commerciale con gli Usa, aumentando alcune importazioni per proteggere le imprese italiane. Un approccio che, secondo De Meo, dimostra responsabilità, nonostante le critiche di chi lo considera un segno di debolezza.
Con gli Stati Uniti decisi a riequilibrare la propria bilancia commerciale e l’Ue divisa tra dialogo e scontro, le prossime mosse di Bruxelles e dei singoli Paesi saranno cruciali. La scelta tedesca di derogare al Patto di Stabilità per finanziare la difesa segnala un possibile cambio di paradigma, ma la mancanza di consenso politico rende incerte le riforme strutturali. In questo scenario, il modello europeo di economia sociale di mercato resta appeso alla capacità di difendersi e competere.
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