La Russia puntava sulla rapidità, ma l’Ucraina ha dimostrato che il tempo non gioca a favore dell’aggressore: una riflessione sulla perseveranza democratica e le implicazioni geopolitiche.

Roma (eu24news) – A oltre tre anni dall’inizio della guerra in Ucraina, il fattore tempo è diventato un elemento determinante. Mosca sperava in una rapida vittoria, ma la realtà ha dimostrato il contrario: mentre il territorio controllato dalla Russia è rimasto inferiore alle previsioni, Kiev continua a resistere con determinazione.

Nel corso della storia, il tempo ha giocato un ruolo chiave nei conflitti. Come dichiaravano i talebani agli occidentali: “Voi avete gli orologi, noi abbiamo il tempo.” Un concetto che il presidente russo Vladimir Putin sembra aver adottato, cercando di trascinare il conflitto nella lunga durata per negoziare da una posizione di forza.

Ma gli eventi dimostrano che la Russia non ha ottenuto i risultati sperati. Fonti come il rapporto NATO e analisi di strategia militare mostrano che il territorio occupato da Mosca si è ridotto rispetto all’inizio della guerra lampo pianificata nel febbraio 2022. Gli esperti concordano: Putin non cerca ancora la pace, perché crede che il tempo giochi a suo favore.

Secondo l’analisi di Sun Tzu, “In guerra conta la vittoria, non le campagne prolungate.” La Russia non ha ottenuto una vittoria rapida e decisiva, e questo potrebbe segnare già una sconfitta strategica.

Nel passato, la lunga resistenza di stati democratici contro forze autoritarie ha spesso portato alla loro sopravvivenza e alla caduta dei regimi oppressivi. Un esempio è la Guerra d’Inverno tra URSS e Finlandia, in cui i finlandesi riuscirono a difendere gran parte del loro territorio dall’aggressione sovietica.

La perseveranza è un tratto cruciale delle democrazie, ma deve essere accompagnata dalla capacità di negoziare. La gestione occidentale del conflitto è fondamentale per evitare errori strategici già visti con il ritiro dall’Afghanistan. Il sostegno a Kiev è essenziale per garantire una pace giusta e evitare che il mondo percepisca l’Occidente come una “tigre di carta”, incapace di difendere i suoi principi.

Ispirarsi alla capacità di innovazione di figure come Adriano Olivetti ed Enrico Mattei può aiutare l’Italia a riprendere un ruolo strategico nella geopolitica globale. È necessario sviluppare strategie che combinino resistenza, diplomazia e innovazione tecnologica per affrontare le sfide che il tempo ci impone.


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