Roma (eu24news) – Negli ultimi decenni, l’Europa ha affrontato una crescente ondata di eventi climatici estremi che hanno lasciato un segno indelebile sull’economia del continente. Secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA), dal 1980 al 2023 le perdite economiche causate da alluvioni, siccità, incendi e ondate di calore hanno superato i 790 miliardi di euro, trasformando il cambiamento climatico in una crisi non solo ambientale, ma anche finanziaria.
L’Italia si posiziona al secondo posto per danni economici subiti, con oltre 135 miliardi di euro di perdite. Il Nord è sempre più colpito da nubifragi e alluvioni improvvise, mentre il Sud combatte contro siccità prolungate e desertificazione. I dati ISPRA mostrano un aumento del 30% delle giornate con piogge intense, a fronte di una diminuzione delle precipitazioni totali annue.
In almeno 16 Paesi dell’UE, oltre il 90% delle perdite non è coperto da assicurazioni, evidenziando una grave lacuna nei sistemi di protezione economica. L’Italia, in particolare, non dispone di un sistema pubblico-privato nazionale per la gestione del rischio climatico, a differenza di Francia e Spagna.
La Germania guida la classifica con 180 miliardi di euro di danni, seguita da Francia (130 miliardi) e Spagna (97 miliardi). Tuttavia, se si analizzano i dati degli ultimi vent’anni, emergono anche Paesi come Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Portogallo, Romania e Slovenia, con perdite stimate tra i 12 e i 15 miliardi di euro.
Eventi una volta considerati eccezionali stanno diventando la norma. Le ondate di calore, gli incendi boschivi e le tempeste stanno ridefinendo la geografia del rischio europeo. La frequenza e l’intensità di questi fenomeni sono destinate ad aumentare, secondo gli esperti dell’IPCC, rendendo urgente un ripensamento delle politiche di adattamento e resilienza
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