Bruxelles (eu24news.eu)  – Ogni anno, nel mondo, si perdono 25.400 miliardi di euro di valore potenzialmente recuperabile a causa dell’utilizzo inefficiente delle risorse. È uno degli aspetti messi in evidenza dal Circularity Gap Report 2026 e una ragione per cui l’economia circolare è sempre più rilevante per il futuro industriale dell’Europa. Recuperare materiali, riparare prodotti e ridurre gli sprechi significa anche limitare la dipendenza dalle importazioni e rafforzare la competitività delle imprese europee. È questo il messaggio al centro del nuovo parere del Comitato economico e sociale europeo (CESE), adottato durante la plenaria di ottobre. Il documento, elaborato da Mihaela Adelina Dabu e Srita Heide, indica nelle competenze professionali una delle condizioni necessarie per trasformare la transizione circolare in un vantaggio economico per l’Unione.

Il dato, elaborato da Circle Economy in collaborazione con Deloitte, riguarda le perdite di valore stimate a livello globale nel modello economico lineare fondato sull’estrazione delle materie prime, sulla produzione e sullo smaltimento. Non è una cifra che l’Europa potrebbe risparmiare integralmente, ma dà la misura delle opportunità legate a un uso più efficiente delle risorse. Per l’Ue la questione è particolarmente importante sul fronte delle materie prime critiche, indispensabili per molte produzioni industriali e tecnologiche. Recuperare e riutilizzare materiali può contribuire a ridurre l’esposizione ai fornitori esterni e alle interruzioni delle catene di approvvigionamento internazionali. La circolarità è già anche un settore occupazionale rilevante: secondo il CESE, circa 4,3 milioni di persone lavorano nell’Unione in attività collegate a questo modello economico.

Ma per passare dalle opportunità ai risultati servono competenze nuove; chi progetta un prodotto deve pensare anche alla sua riparazione, chi lavora nell’industria deve saper gestire materiali recuperati e processi più efficienti. È su questo terreno che il Comitato chiede un intervento europeo, con la formazione integrata nei percorsi scolastici, professionali e universitari.

Tra le proposte del CESE figurano un quadro europeo delle competenze per l’economia circolare e un passaporto professionale, sul modello di Europass, per documentare le qualifiche e facilitare la mobilità dei lavoratori tra gli Stati membri. Il Comitato chiede inoltre programmi formativi più semplici da utilizzare, voucher per la formazione continua e un sostegno specifico alle piccole e medie imprese, che spesso dispongono di meno risorse per aggiornare il personale. La richiesta alla Commissione europea e agli Stati membri è di integrare queste competenze nei futuri strumenti di finanziamento dell’Ue, compresi il Fondo sociale europeo Plus e il Fondo europeo per la competitività.


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