Roma – Lasome text La nuova Commissione Europea, guidata dalla presidente Ursula von der Leyen, punta a un approccio integrato tra politica agricola e politiche di coesione per affrontare una delle sfide più urgenti del continente: l’abbandono delle aree interne e rurali. A sottolinearlo è il vicepresidente della Commissione Ue, Raffaele Fitto, intervenuto oggi per illustrare una visione che vede questi due pilastri – agricoltura e coesione – come strumenti chiave per contrastare lo spopolamento e rilanciare i territori marginali.

“Una delle questioni fondamentali tocca insieme agricoltura e politica di coesione: il tema delle aree rurali e del loro abbandono”, ha dichiarato Fitto. L’obiettivo di Bruxelles è chiaro: sviluppare politiche strutturate che integrino diversi ambiti di intervento per trattenere i giovani nelle campagne e favorire il loro ripopolamento. Si tratta di un progetto ambizioso che mira a rafforzare le infrastrutture delle aree periferiche e a migliorarne la connessione con il resto d’Europa, creando condizioni di vita attrattive e prospettive concrete per chi sceglie di restare.

Al centro di questa strategia c’è la gestione delle risorse, a partire da quella idrica, considerata “preziosa” da Fitto. La disponibilità e l’uso sostenibile dell’acqua saranno decisive per garantire la produttività agricola e la qualità della vita nelle zone rurali, spesso penalizzate da carenze strutturali. “Non basta intervenire con misure spot – ha aggiunto il vicepresidente – serve una visione di lungo termine che offra servizi e opportunità, giustificando la permanenza in questi territori”.

Il piano della Commissione si inserisce in un contesto più ampio di rafforzamento della coesione territoriale e sociale, con un’attenzione particolare alle disparità tra centri urbani e periferie. In quest’ottica, la politica agricola comune (PAC) sarà riformulata per sostenere non solo la produzione, ma anche la resilienza delle comunità rurali, mentre i fondi di coesione saranno indirizzati verso progetti che colleghino queste aree al cuore pulsante dell’Europa.

Il dibattito su come tradurre queste idee in azioni concrete è appena iniziato, ma la direzione è tracciata: investire nelle aree interne non è solo una questione di equità, ma una necessità per il futuro dell’Unione. La sfida ora è superare i nodi strutturali che da troppo tempo frenano il potenziale di questi territori, offrendo una risposta tangibile a chi chiede una ragione per non andarsene.

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