Washington – La scure della nuova amministrazione statunitense guidata da Donald Trump continua ad abbattersi senza sosta sulle strutture governative. L’ultima vittima è l’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID), un pilastro dell’assistenza umanitaria globale, che si trova ora sull’orlo del collasso operativo. In una mossa senza precedenti, tutto il personale dell’agenzia sparso per il mondo, ad eccezione di un ristretto gruppo impegnato in “missioni critiche”, sarà posto in congedo amministrativo a partire dai prossimi giorni. La decisione, che segue settimane di tensioni e annunci controversi, segna un ulteriore passo nella campagna di smantellamento delle istituzioni federali promossa dal duo Trump-Musk.

Elon Musk, alla guida del neonato Dipartimento per l’Efficienza del Governo (DOGE), sembra essere il motore propulsore di questa rivoluzione amministrativa. Con il benestare del presidente Trump, l’imprenditore ha dichiarato guerra agli sprechi e alla burocrazia, ma le sue azioni stanno generando un’ondata di resistenza interna. Fonti interne riportano che i vertici di diverse agenzie governative, tra cui il Pentagono, il Dipartimento di Stato e l’FBI, hanno diramato una direttiva tanto chiara quanto insolita ai propri dipendenti: “Non rispondete a Elon Musk”. Il riferimento è a un’email inviata da Musk a migliaia di funzionari federali, in cui chiedeva una giustificazione dettagliata delle loro attività settimanali, minacciando provvedimenti per chi non avesse collaborato.

La mossa ha scatenato un vero e proprio ammutinamento silenzioso. “Non possiamo permettere che un privato, per quanto influente, detti legge su strutture essenziali per la sicurezza nazionale,” ha dichiarato anonimamente un funzionario del Pentagono. Al Dipartimento di Stato, la neodirettrice Tulsi Gabbard ha giustificato il silenzio ordinato allo staff con la “natura delicata e riservata” del loro lavoro, mentre il direttore dell’FBI, Kash Patel, ha rincarato la dose, definendo l’interferenza di Musk “un abuso di potere senza precedenti”.

Intanto, l’USAID si prepara a un arresto quasi totale delle sue operazioni. Fondata nel 1961 sotto la presidenza Kennedy, l’agenzia ha gestito aiuti per miliardi di dollari in oltre 130 paesi, dall’Ucraina all’Etiopia, diventando un simbolo della soft power americana. Ma per Trump e Musk, rappresenta invece un esempio di “spreco sistemico”. “È un nido di vermi, non un’agenzia riformabile,” ha dichiarato Musk in una recente sessione live su X Spaces, annunciando l’intenzione di chiuderla definitivamente con l’approvazione del presidente.

La decisione ha già avuto ripercussioni immediate: il sito web e i profili social di USAID sono offline, gli uffici di Washington chiusi, e migliaia di dipendenti attendono istruzioni sul loro futuro. Organizzazioni umanitarie che dipendevano dai fondi dell’agenzia avvertono che il vuoto lasciato potrebbe destabilizzare regioni già fragili, ma la Casa Bianca sembra irremovibile. “Gli Stati Uniti non sono un ente di beneficenza,” ha ribadito il segretario di Stato Marco Rubio, supervisore dell’operazione di smantellamento.

Mentre i democratici al Congresso promettono battaglia legale, definendo i tagli “illegali” e organizzando proteste sotto lo slogan #50501 (50 proteste, 50 stati), l’amministrazione Trump-Musk procede spedita. Resta da vedere se questo esperimento di “efficienza” ridisegnerà davvero il governo federale o se, come temono i critici, finirà per indebolire irreparabilmente la capacità degli USA di agire sul piano internazionale.
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