Bruxelles (eu24news.eu) – La guerra in Medio Oriente continua a produrre effetti che vanno ben oltre il piano militare e nelle istituzioni UE cresce la preoccupazione per le conseguenze globali della crisi nello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo per il commercio energetico e agricolo. Arrivando al Consiglio Affari Esteri dell’Unione europea, l’Alta rappresentante per la politica estera, Kaja Kallas, ha rivelato di aver avviato un confronto con il segretario generale delle Nazioni Unite, Guterres, per valutare una possibile iniziativa internazionale volta a garantire la sicurezza del traffico marittimo nello stretto. L’idea, ha spiegato, sarebbe quella di replicare un meccanismo simile all’iniziativa del Mar Nero sul grano, l’accordo mediato dall’ONU che durante la guerra in Ucraina ha consentito l’uscita delle esportazioni agricole dai porti ucraini nonostante il conflitto. Secondo Kallas, la chiusura o l’instabilità del passaggio tra Iran e Oman rappresenta un rischio immediato per le forniture energetiche globali, soprattutto verso l’Asia. Ma il nodo non riguarda soltanto petrolio e gas.

Un aspetto meno visibile della crisi riguarda infatti i fertilizzanti, una componente essenziale per la produzione agricola mondiale.  Il Golfo Persico è, infatti, uno snodo centrale anche per il commercio dei prodotti chimici utilizzati in agricoltura: una quota rilevante dei fertilizzanti commercializzati via mare passa proprio attraverso lo Stretto di Hormuz. Un’interruzione prolungata delle rotte potrebbe quindi tradursi in un aumento dei prezzi agricoli e in una pressione crescente sulla sicurezza alimentare globale, con possibili ripercussioni soprattutto nei Paesi più vulnerabili. Per questo motivo i ministri degli Esteri dell’UE stanno valutando diverse opzioni diplomatiche e operative. Tra le ipotesi sul tavolo vi è anche la possibilità di adattare o ampliare il mandato della missione navale europea Aspides, attualmente impegnata nel Mar Rosso nella protezione delle rotte commerciali. Al momento non sono state prese decisioni operative, ma il segnale politico è chiaro: l’Unione europea considera la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz una questione strategica non solo per la sicurezza energetica, ma anche per l’equilibrio dei mercati agricoli e alimentari globali.


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