Roma (eu24news.eu) – Oggi inizia ufficialmente l’anno scolastico 2025/2026. Non è un semplice ritorno sui banchi: per oltre 7 milioni di studenti e quasi un milione di docenti e personale scolastico, questo settembre porta con sé regole nuove, aspettative diverse e la promessa di una scuola più seria e più stabile. Le lezioni prenderanno il via dall’8 settembre, a seconda dei calendari regionali, ma la macchina è già in moto. E quest’anno la parola d’ordine sembra essere una sola: cambiamento.
Stop ai cellulari e voto in condotta. Il segnale più visibile arriva dallo stop ai cellulari in classe. Dopo anni di discussioni lo smartphone non sarà più ammesso durante le lezioni. Una scelta che non piacerà a tutti, ma che vuole restituire centralità all’aula e al rapporto tra studenti e insegnanti contro la distrazione digitale che in questi anni ha logorato l’attenzione e il rispetto delle regole. La seconda novità, forse ancora più incisiva, è la stretta sul voto di condotta. Chi prenderà 5 sarà automaticamente bocciato. Con il 6, invece, lo studente dovrà affrontare un esame specifico, una prova di cittadinanza e responsabilità. È un ritorno all’idea che la scuola non sia solo luogo di trasmissione di nozioni, ma anche palestra di comportamento e formazione civica. Una novità che riguarda anche le scuole medie, dove il voto di condotta tornerà a pesare sull’intera media finale.
Più stabilità tra i docenti. Un altro nodo cruciale riguarda i docenti. Per anni il sistema scolastico è stato ostaggio del precariato, con supplenze e cambi di insegnanti continui a discapito della continuità didattica. Quest’anno il Ministero Valditara annuncia 41.900 nuove assunzioni, con una copertura del 76,8% dei posti disponibili; un passo avanti, seppur non risolutivo dei tanti e gravi problemi denunciati nelle scuole. Ancora più significativo l’ingresso di oltre 7.800 insegnanti di sostegno, che portano la copertura di quell’organico al 95,2%: una notizia importante per le famiglie che hanno figli con disabilità e che spesso hanno subito i disagi di un sostegno intermittente.
Una maturità diversa. Cambia anche l’esame di Stato. L’orale, da quest’anno, sarà multidisciplinare: non più un colloquio frammentato tra materie, ma un momento unitario per valutare il percorso complessivo dello studente, le sue capacità critiche e la maturazione personale. Una scelta che risponde alla volontà di rendere la maturità più aderente alla realtà, meno formale e più attenta al percorso di crescita.
Le parole del ministro. Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha sintetizzato così la filosofia del nuovo anno: “merito, responsabilità, legalità”. Tre parole chiave che, se applicate fino in fondo, segnano una discontinuità netta rispetto al passato. “La scuola – ha detto il Ministro – non deve essere solo un luogo di apprendimento, ma di formazione civica e personale. Con le nuove assunzioni e le riforme garantiremo più stabilità e più pari opportunità”. Un discorso che mette al centro non soltanto lo studente, ma la scuola come istituzione che educa, orienta, forma cittadini consapevoli. Ed è su questo terreno che si misurerà davvero la tenuta del progetto.
Uno sguardo al futuro. Il 22 settembre, a Napoli, è in programma la cerimonia ufficiale di inaugurazione, “Tutti a Scuola”, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che sarà il momento simbolico per celebrare questo nuovo inizio. Una data che segnerà anche il debutto pubblico di un anno scolastico che promette di essere diverso dai precedenti.
Ora resta la domanda di fondo: le regole, da sole, basteranno a cambiare la scuola italiana? O serviranno anche investimenti più importanti, una visione che vada oltre la gestione dell’ordine in classe e delle supplenze? Di certo, dopo anni di immobilismo, la direzione è tracciata. La scuola è, e resta, il banco di prova del Paese. Lì si misura la capacità dell’Italia di guardare al futuro, di costruire cittadini e non solo studenti, di mettere davvero in pratica quei tre principi – merito, responsabilità, legalità – che oggi tutti invocano.
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