Bruxelles ( eu24news ) – Il 25 marzo il Parlamento europeo ha tenuto a Bruxelles, su iniziativa del Partito Popolare Europeo, una seduta plenaria sulla revisione della Direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane (UWWTD), un elemento chiave della legislazione ambientale dell’UE volto a migliorare la qualità dell’acqua in tutti gli Stati membri. La revisione rientra nel più ampio Piano d’azione dell’UE per l’inquinamento zero e mira ad affrontare il problema degli inquinanti emergenti, tra cui microplastiche e residui farmaceutici, rafforzando al contempo i requisiti per il trattamento e il monitoraggio delle acque reflue.
L’aggiornamento proposto amplia significativamente la portata della direttiva originale. Introduce standard di trattamento più rigorosi, tra cui il cosiddetto “trattamento quaternario” per rimuovere i microinquinanti, ed estende gli obblighi anche alle aree urbane più piccole. Incorpora inoltre il principio “chi inquina paga”, rivolgendosi in particolare alle industrie farmaceutiche e cosmetiche, che sarebbero tenute a contribuire al costo delle tecnologie di trattamento avanzate.
Durante il dibattito, originariamente previsto per giovedì mattina, i membri del Parlamento europeo (eurodeputati) si sono ampiamente trovati d’accordo sull’importanza di migliorare la qualità dell’acqua e di tutelare la salute pubblica. Tuttavia, sono emerse nette divisioni su quanto ambiziosa dovesse essere la direttiva e, soprattutto, su chi dovesse sopportarne l’onere finanziario.
Parallelamente al dibattito in plenaria, l’eurodeputato Oliver Schenk (Germania, PPE) ha espresso forti preoccupazioni in una dichiarazione alla stampa, avvertendo che “la Commissione sta di fatto chiedendo ai pazienti e all’intero ecosistema sanitario di sopportare le conseguenze di una direttiva mal concepita”. Ha chiesto una pausa nel processo legislativo, sostenendo che “dobbiamo fermarci e affrontare queste carenze prima che si verifichino danni reali”, e ha sottolineato che procedere senza un’adeguata valutazione d’impatto potrebbe “danneggiare sia i nostri sistemi sanitari sia la base economica europea”. Secondo Schenk, introdurre una sospensione temporanea è semplicemente “una questione di buon senso”.
Allo stesso tempo, altri eurodeputati hanno respinto tali preoccupazioni, sostenendo che ritardare l’azione comporterebbe in definitiva costi ambientali e per la salute pubblica più elevati. Hanno sottolineato che l’inquinamento da farmaci e microplastiche è un problema crescente che richiede un’azione decisa a livello europeo e che il meccanismo “chi inquina paga” è un modo equo per distribuire i costi.
La Commissione europea, dal canto suo, ha difeso la proposta, sottolineando che i meccanismi di sostegno finanziario e i periodi transitori sono già previsti dalla direttiva per aiutare gli Stati membri a conformarsi.
In particolare, il dibattito sulla Direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane mette in luce una tensione ricorrente nel processo decisionale dell’UE: l’equilibrio tra ambizione ambientale e fattibilità economica. Sebbene vi sia un ampio consenso sulla necessità di modernizzare il trattamento delle acque reflue e di affrontare il problema degli inquinanti emergenti, permangono divergenze su costi, tempistiche e flessibilità di attuazione. Con il proseguimento dei negoziati, la forma definitiva della direttiva dipenderà probabilmente dal raggiungimento di un compromesso che mantenga elevati standard ambientali, garantendo al contempo che l’attuazione rimanga pratica ed economicamente sostenibile in tutta l’Unione.
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