Roma (eu24news.eu) – Nel primo trimestre 2025 il reddito delle famiglie reale cresce in pochi Paesi, tra cui l’Italia (+1%). Crolli in Portogallo e Regno Unito. Il divario con il Pil conferma le fragilità del Vecchio Continente e c’è un dato che, più di altri, racconta il benessere reale dei cittadini: il reddito che resta nelle tasche delle famiglie, al netto di tasse e inflazione. E i numeri dell’Ocse dicono che l’Europa del 2025 non è tutta uguale.
Nel primo trimestre, infatti, dieci Paesi hanno visto calare il proprio reddito familiare reale pro capite, mentre sei sono riusciti a crescere. L’Italia è tra questi ultimi: con un +1%, il Paese recupera la battuta d’arresto di fine 2024, grazie a salari più robusti e a rendimenti da capitale che hanno ridato ossigeno al portafoglio delle famiglie. Non si tratta di un balzo eclatante, ma di un segnale importante, che conferma come il potere d’acquisto non sia condannato a un declino inevitabile. Altri Paesi hanno fatto anche meglio: l’Ungheria guida la classifica con un +1,9%, seguita dal Belgio (+1,3%) e dalla Danimarca (+1%). Modesti i progressi di Francia e Paesi Bassi, ma pur sempre segni più.
La fotografia, però, cambia radicalmente altrove. Il Portogallo è il fanalino di coda, con un crollo del -4,5%, frutto di un aumento della pressione fiscale. E non sorridono nemmeno grandi economie come il Regno Unito (-1,3%) e la Germania (-0,4%), segnata dal secondo trimestre consecutivo in calo. Non va meglio in Austria (-2,1%), Grecia (-1,9%), Repubblica Ceca (-1,5%) e nei Paesi nordici, dove anche Svezia e Finlandia sono finite in territorio negativo.
Pil in crescita, ma non basta. Se si guarda al Pil reale pro capite, il quadro appare più incoraggiante: in 20 Paesi su 27 si registra una crescita. La media dell’Unione europea è +0,5%, quella Ocse appena +0,1%. L’Irlanda svetta con un +7% (drogato dagli investimenti esteri), bene anche Islanda (+2%), Polonia e Turchia (+0,8%). In controtendenza, la Danimarca e il Lussemburgo. Eppure, la distanza tra Pil e reddito familiare resta evidente: il primo misura la dimensione dell’economia, il secondo il tenore di vita effettivo. E i dati dimostrano che si può crescere sulla carta senza che i cittadini ne avvertano i benefici.
Il nodo irrisolto: inflazione e tasse. La vera sfida resta quella del potere d’acquisto. L’inflazione continua a erodere i guadagni nominali, mentre in alcuni Paesi il peso della fiscalità si traduce in un impoverimento diretto delle famiglie. È il caso del Portogallo, ma anche della Germania, dove la crescita economica non riesce a trasformarsi in benessere diffuso.
Un’Europa a due velocità. Il quadro che emerge da questo primo scorcio del 2025 è quello di un’Europa divisa: da un lato Paesi come Italia e Ungheria che provano a rialzare la testa, dall’altro economie di peso che arrancano. In tempi di crisi sociali e di fragilità politiche, questi numeri sono più di una statistica: sono il termometro del consenso e della stabilità. Perché alla fine, a contare non è solo il Pil, ma ciò che davvero arriva nelle case degli europei.
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