Di Giorgio Pesce, riceviamo e volentieri pubblichiamo
Yerevan (Armenia) il 15 novembre 2024, decine di giovani e attivisti si sono radunati di fronte alla sede locale delle Nazioni Unite a Yerevan per manifestare contro la decisione dell’ONU di tenere la COP29 in Azerbaigian. Tra i partecipanti spiccava Greta Thunberg, celebre attivista ambientale, riconosciuta dal Time nel 2019 come una delle persone più influenti al mondo. La sua presenza nella capitale armena non è stata casuale: Thunberg ha infatti rifiutato di partecipare alla COP29 per motivi non solo ambientali, ma anche politici.
Le critiche degli attivisti si articolano su due principali fronti. Da un lato, vi sono le accuse ambientali rivolte a Baku, descritto come un “petro-stato”, un paese che basa oltre il 90% delle proprie esportazioni sugli idrocarburi. Dall’altro, le preoccupazioni umanitarie sono ancora più gravi: il governo azero, guidato da Ilham Aliyev, è stato accusato di crimini di guerra durante il conflitto del Nagorno-Karabakh e di gravi violazioni dei diritti umani.
Durante l’ultimo conflitto, secondo diverse fonti internazionali, tra cui Amnesty International, sono stati commessi crimini di guerra, come quelli riportati dal giornalista canadese Fin dePencier, testimoniando l’utilizzo di armi non convenzionali come il fosforo bianco, impiegato nella regione di Shusha a fine ottobre 2020. Thunberg ha accusato l’Azerbaijan di avere “le mani sporche di sangue”, denunciando le politiche repressive contro giornalisti e intellettuali locali, oltre alla pulizia etnica della minoranza armena, costretta a lasciare il Nagorno-Karabakh.
La distruzione del patrimonio culturale armeno è stato un tema trasversale tra i diversi interventi, nei quali è stato sottolineato che antichi siti religiosi e storici sono a rischio di sparizione, dramma che si somma alla tragedia umanitaria. Nel suo discorso, l’attivista ha lanciato un appello ai leader riuniti alla COP29 affinché visitino le carceri azere, dove si trovano ancora numerosi prigionieri di guerra armeni, definiti “ostaggi”, e chiedano al presidente Aliyev il loro immediato rilascio.
A seguito delle sue dichiarazioni, Françoise Jacob, coordinatrice residente dell’ONU a Yerevan, è intervenuta promettendo di riferire le richieste dei manifestanti al Segretario Generale António Guterres attualmente in Azerbaigian.
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