Strasburgo (eu24news.eu) – Non solo il discorso sullo Stato dell’Unione di Ursula von der Leyen, la plenaria del Parlamento europeo, riunita a Strasburgo la scorsa settimana, ha consegnato un quadro molto più ampio delle priorità sulle quali l’Unione europea sarà chiamata a lavorare nei prossimi mesi.  Una settimana particolarmente intensa, con decine di dibattiti e votazioni  che ha riportato al centro dell’agenda europea alcuni dei dossier più delicati: sicurezza e difesa, competitività, democrazia, frontiere, transizione energetica, clima e relazioni internazionali.

Il momento politicamente più atteso è stato certamente lo Stato dell’Unione, con l’intervento della presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Un appuntamento che, ogni anno, rappresenta anche il momento nel quale la Commissione presenta al Parlamento il bilancio del lavoro svolto e indica le priorità per il periodo successivo. Tra i grandi temi richiamati nel confronto la sicurezza europea, il sostegno all’Ucraina, la competitività, il clima, il prossimo bilancio pluriennale dell’Unione, la gestione della migrazione e la resilienza democratica.

Ma la plenaria ha prodotto decisioni e confronti importanti anche al di là del discorso della presidente della Commissione. Uno dei passaggi più significativi ha riguardato lo Scudo europeo per la democrazia, il progetto con cui l’Unione punta a rafforzare la propria capacità di contrastare interferenze straniere, disinformazione, minacce ibride e tentativi di condizionamento del processo democratico. Il Parlamento ha votato le raccomandazioni della commissione speciale dedicata al tema, chiedendo strumenti operativi più forti, maggiore protezione per i media indipendenti e un nuovo centro europeo per la resilienza democratica dotato di un mandato e di risorse dedicate. E proprio le minacce ibride sono state uno degli altri grandi capitoli della settimana. Il Parlamento ha discusso della protezione delle infrastrutture critiche europee e delle nuove forme di pressione che possono passare attraverso cyberattacchi, sabotaggi e altre azioni contro gli Stati membri. Il tema della sicurezza si è intrecciato così con quello della capacità europea di proteggere infrastrutture, cittadini e territori.

Sul fronte della difesa europea, il Parlamento ha inoltre dato spazio a nuove misure pensate per accelerare gli investimenti e rendere più rapida la realizzazione dei progetti legati alla sicurezza. Tra gli interventi discussi: semplificazione delle autorizzazioni per i progetti di difesa, procedure più snelle per gli appalti e per la cooperazione tra Stati membri e facilitazione dei trasferimenti di prodotti per la difesa all’interno dell’Unione.  Altro dossier particolarmente delicato è stato quello della situazione a Ceuta, dove Parlamento e istituzioni europee hanno affrontato il tema degli attraversamenti irregolari e della sicurezza delle frontiere esterne. Il 17 settembre l’Aula ha approvato una risoluzione con 339 voti favorevoli, 225 contrari e 16 astensioni, chiedendo un rafforzamento della protezione delle frontiere e una risposta europea coordinata.

La plenaria ha guardato anche oltre i confini dell’Unione. A Strasburgo è intervenuto il primo ministro canadese Mark Carney, in un momento nel quale i rapporti tra Europa e Canada assumono una dimensione sempre più strategica. Dalla difesa al commercio, dall’energia alla ricerca, il confronto ha evidenziato la possibilità di rafforzare la cooperazione tra Bruxelles e Ottawa in un contesto geopolitico internazionale sempre più complesso. Sul tavolo anche temi economici e ambientali, dalla competitività europea alla transizione energetica, fino alle politiche climatiche e alla revisione degli strumenti che accompagnano la decarbonizzazione dell’economia. Il Parlamento ha inoltre affrontato il tema delle conseguenze delle ondate di calore, degli incendi e della siccità che hanno caratterizzato l’estate 2026, interrogandosi sulle lezioni da trarre e sulla capacità dell’Europa di prepararsi meglio agli eventi climatici estremi. È questo, dunque, il vero bilancio della plenaria di settembre: non una sola grande dichiarazione, ma una fotografia delle molte partite che l’Europa dovrà affrontare contemporaneamente.


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