Nautica, Mirko Benetti (Port Authority Pisa): «I distretti europei guidino la transizione verde, ma Bruxelles aiuti»

DiRedazione

18 Ottobre 2026

FUZHOU (eu24news) – Tra transizione ecologica, competitività globale e dialogo internazionale, la nautica da diporto e l’economia blu europea si aprono a nuove sfide. Il 16 ottobre 2026, Mirko Benetti, Presidente della Port Authority di Pisa, è stato tra i protagonisti della cerimonia d’apertura della4ª Fujian International Maritime Equipment Expo di Fuzhou, una delle fiere asiatiche di riferimento per la cantieristica e le tecnologie del mare.
In un’ampia intervista Benetti illustra il valore strategico del distretto nautico toscano e del Canale dei Navicelli, analizza il rapporto con il mercato asiatico alla luce del de-risking e lancia un appello chiaro alle istituzioni europee: sostenere le piccole autorità portuali, valorizzare le competenze e includere la nautica nei finanziamenti per la transizione verde.

Di seguito il testo integrale dell’intervista:

Perché un’autorità portuale europea dovrebbe essere a Fuzhou?

Perché l’economia del mare è globale, e le decisioni che la plasmeranno nei prossimi vent’anni si prendono adesso, in sale come questa. L’Asia è il più grande polo cantieristico del mondo e uno dei mercati dello yachting che crescono più in fretta. Un distretto europeo che vuole restare leader deve esserci, ascoltare e raccontare la propria storia. Sono andato a Fuzhou per rappresentare il Canale dei Navicelli e il distretto nautico toscano, e per mostrare che l’eccellenza in Europa non la fanno solo i grandi gruppi, ma anche i territori, le infrastrutture e le competenze.

Che cos’è il Canale dei Navicelli e perché conta oltre Pisa?

È un canale navigabile di circa 17 chilometri che collega Pisa al porto di Livorno e al mare aperto, scavato tra il 1563 e il 1575 per volere di Cosimo I de’ Medici. Oggi è una via d’acqua industriale: scafi e sovrastrutture vengono costruiti a terra e raggiungono il mare navigando. Attorno lavorano alcuni dei principali costruttori di yacht al mondo, decine di imprese specializzate e circa 4.000 persone tra occupazione diretta e filiera. Conta oltre Pisa perché è un esempio concreto di ciò che l’Europa chiama economia blu: un’infrastruttura pubblica, un territorio e le sue imprese che crescono insieme.

L’Italia costruisce più della metà dei superyacht del mondo. Cosa rende competitivo il distretto toscano?

Secondo il Global Order Book 2026 di Boat International, il 52% dei superyacht in costruzione o in ordine nel mondo si costruisce in Italia. Il motivo non è una singola azienda, ma un ecosistema: cantieri, progettisti, designer, artigiani e fornitori di tecnologia che lavorano a pochi chilometri gli uni dagli altri, si scambiano competenze e tramandano un sapere di generazione in generazione. È molto difficile da copiare ed è un patrimonio europeo che merita di essere tutelato e sostenuto.

L’Europa parla di “de-risking” nei rapporti con la Cina. Come si concilia con la cooperazione a Fuzhou?

Dialogo non significa dipendenza. Il nostro distretto porta design, artigianalità ed esperienza nella grande nautica; la Cina porta capacità industriale, tecnologia e un mercato in crescita. La cooperazione è possibile e utile quando si basa su regole chiare, reciprocità e tutela del know-how. Un’autorità portuale non fa politica estera: lavora dentro il quadro europeo e nazionale. Dentro quel quadro, credo che dobbiamo essere presenti, aperti e consapevoli del valore di ciò che costruiamo.

Cosa significa la transizione verde per lo yachting e per le piccole autorità portuali?

Significa che l’eccellenza da sola non basta più. L’IMO ha fissato l’obiettivo di emissioni nette zero per il trasporto marittimo internazionale intorno al 2050, e armatori e mercati chiedono sempre più imbarcazioni efficienti e a basso impatto. Per i cantieri la sfida è unire innovazione e bellezza, prestazioni e responsabilità. Per un’autorità portuale come la nostra si parte dall’infrastruttura: un canale ben mantenuto, gestito nel rispetto dell’area naturale protetta che attraversa, e una governance trasparente. La sostenibilità è anche buona amministrazione.

Cosa chiede a Bruxelles?

Tre cose. Primo, riconoscere i distretti nautici e le vie d’acqua interne e costiere come parte dell’economia blu europea, anche nel disegno dei programmi di finanziamento. Secondo, rendere i fondi europei più accessibili alle piccole autorità portuali e agli enti pubblici, che spesso hanno i progetti ma non le strutture amministrative dei grandi porti. Terzo, investire sulle competenze: la mancanza di personale qualificato è oggi uno dei principali limiti alla crescita del nostro settore in tutta Europa.

Cosa viene dopo Fuzhou?

Contatti, seguito e proposte concrete. A Fuzhou ne ho indicate tre: scambi stabili tra cantieri, fornitori e centri di ricerca, a partire dalla propulsione verde; gemellaggi tra porti e distretti nautici; un dialogo permanente tra Oriente e Occidente sull’economia del mare. Seicento anni fa da Fuzhou salpavano le flotte dell’ammiraglio Zheng He, e quattro secoli e mezzo fa Cosimo de’ Medici apriva Pisa al mare. Due città lontane, la stessa intuizione: chi apre la via del mare apre la via del futuro.

Intervista a cura di AgenPress.


Scopri di più da eu24news

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.