Roma (eu24news.eu) – Il verdetto della Corte di Giustizia dell’Unione Europea è stato un duro colpo per l’esecutivo italiano: secondo i giudici di Lussemburgo, solo un tribunale può stabilire se un Paese di origine sia effettivamente sicuro. E se manca questa garanzia, la procedura accelerata di frontiera non può essere applicata. Una linea che di fatto congela il funzionamento dei centri per migranti in Albania, previsti dal protocollo bilaterale Italia-Tirana.

Il governo, però, non intende fare passi indietro. Fonti di Palazzo Chigi hanno ribadito che si cercherà ogni soluzione possibile, tecnica o normativa, per tutelare la sicurezza dei cittadini italiani, rilanciando la linea dura e difendendo l’operazione come un modello da preservare.

I centri in Albania e lo stop operativo

Nel mirino della Corte Ue ci sono i trasferimenti nei centri di Shëngjin e Gjader, dove erano stati inviati migranti soccorsi nel Mediterraneo e provenienti da Paesi ritenuti sicuri come il Bangladesh. Ma proprio questa designazione, secondo i giudici europei, deve poter essere messa in discussione da un giudice, altrimenti viola i criteri stabiliti dal diritto dell’Unione.

Al momento, spiegano fonti governative, il centro per richiedenti asilo — quello più esposto alla sentenza — è inattivo. In funzione, invece, resta la struttura di Gjader, già utilizzata da aprile come centro di permanenza temporanea (Cpr) per migranti già sottoposti a trattenimento in Italia.

La reazione politica e l’attacco alla Commissione

La maggioranza, con Salvini in testa, ha tacciato la decisione della Corte come l’ennesima invasione di campo da parte della giustizia, stavolta europea. Una mossa che, secondo l’esecutivo, indebolisce la difesa dei confini e ostacola la lotta all’immigrazione irregolare. Ma lo scontro si allarga anche sul fronte politico. Salvini ha annunciato la presentazione di una mozione di sfiducia contro Ursula von der Leyen, accusata di non difendere l’Europa e l’Italia, citando anche il “folle green deal”.

L’ipotesi riforma Ue per salvare il modello

Nel frattempo, a Bruxelles si muove qualcosa. La Commissione europea ha fatto sapere che è allo studio una revisione urgente delle norme sui Paesi sicuri di origine, in vista dell’entrata in vigore del nuovo Patto Ue su migrazione e asilo, prevista per il giugno 2026. L’obiettivo, per l’Italia, è arrivarci con una nuova cornice giuridica che consenta eccezioni mirate e salvi, almeno in parte, la strategia albanese.

 

 

 


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