Kiev (eu24news.eu)  – L’incontro di ieri a Kiev tra la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky segna una tappa cruciale nel percorso di integrazione europea dell’Ucraina. La Presidente Metsola ha ribadito che l’Unione Europea resterà accanto a Kiev fino al suo ingresso a pieno titolo nell’UE, un impegno politico che va oltre la solidarietà simbolica e tocca il cuore della sicurezza europea.

Ma sul tavolo non ci sono solo le promesse: Zelensky ha chiarito che, dopo oltre un anno e mezzo di guerra, il 2025 sarà decisivo: o si arriverà alla fine del conflitto entro l’anno oppure scatterà il piano B, con un fabbisogno economico da 120 miliardi di dollari per il 2026: 60 miliardi coperti dal bilancio ucraino, altri 60 miliardi da reperire attraverso il sostegno internazionale.

L’Europa tra promesse e responsabilità. Le parole della Presidente non sono un atto isolato; l’Europarlamento aprirà un ufficio permanente a Kiev, segnale concreto che l’Ucraina non è più un ospite ma un futuro membro dell’Unione. Tuttavia, la promessa di adesione non può restare sospesa in un limbo burocratico: l’UE dovrà trovare risorse, strumenti finanziari comuni e unità politica per affrontare le sfide di un allargamento che non è solo istituzionale, ma anche strategico.

Il presidente ucraino ha ricordato che la guerra costa ogni giorno vite, territori e risorse. Per questo ha sollecitato i partner a non limitarsi alle dichiarazioni. Il riferimento a Slovacchia e Ungheria, che su sanzioni ed energia russa restano defilate, è stato chiaro: l’Europa deve mostrarsi coesa, altrimenti rischia di indebolire se stessa.

La posta in gioco per l’Unione.  L’ingresso di Kiev nell’UE, come ha sottolineato Metsola, è “una garanzia di sicurezza per tutti gli europei”. E non si tratta di retorica: una Ucraina stabile, ricostruita e integrata significa un confine orientale più solido, un argine alla pressione russa e un segnale globale di credibilità.  Il rischio è che l’Europa si fermi a metà strada: promesse senza finanziamenti, parole senza strategie. I 60 miliardi di aiuti richiesti dall’esterno non possono restare sulla carta. Senza risorse certe, piani di ricostruzione e un processo di adesione accelerato, il progetto europeo rischia di trasformarsi in un esercizio di diplomazia sterile.

Una scelta storica.  L’incontro di ieri a Kiev ricorda che siamo di fronte a un bivio storico. Se l’Europa saprà rispondere con unità e pragmatismo, uscirà rafforzata, con una visione più chiara del suo ruolo nel mondo. Se invece resterà divisa, prigioniera delle esitazioni e dei calcoli nazionali, tradirà non solo l’Ucraina, ma la propria promessa di solidarietà e sicurezza comune.


Scopri di più da eu24news

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.