Roma (eu24news.eu) – L’Italia chiederà alla Commissione europea di utilizzare integralmente i margini di flessibilità previsti per la sicurezza energetica e solo in parte quelli destinati alla difesa: è la linea illustrata dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, alla Camera dei Deputati nel corso delle comunicazioni sulla richiesta di attivazione della National Escape Clause (NEC), la clausola di salvaguardia prevista dal nuovo quadro di governance economica dell’Unione europea.
Il ministro dell’Economia ha spiegato che la clausola di salvaguardia era stata inizialmente concepita per la difesa, con un margine di flessibilità pari all’1,5% del Pil annuo. La novità introdotta dalla Commissione europea consente di destinare fino allo 0,6% del Pil alla sicurezza energetica e l’Italia intende richiedere l’intero spazio disponibile per gli investimenti nel settore energetico, mentre per la difesa si limiterà a utilizzare una quota pari allo 0,9% del Pil.
La richiesta dovrà essere trasmessa a Bruxelles entro la metà di agosto con una prima stima degli interventi e dei relativi costi. Sarà poi la Commissione europea a valutarla nel mese di settembre, prima del passaggio al Consiglio Ecofin, chiamato ad approvarla in ottobre. Solo dopo questo iter il Governo potrà chiedere al Parlamento l’autorizzazione al necessario scostamento di bilancio. Giorgetti ha precisato che la flessibilità concessa per la sicurezza energetica riguarderà esclusivamente investimenti strutturali destinati a rafforzare il sistema energetico nazionale, accelerare la transizione verde e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e dalle importazioni energetiche. Restano invece escluse misure temporanee come la riduzione delle accise, i sussidi ai prodotti di origine fossile o altri interventi privi di effetti strutturali.
Le regole fissate dalla Commissione europea prevedono inoltre che possano beneficiare della clausola soltanto le spese aggiuntive deliberate a partire dal 28 febbraio 2026. Il Governo avvierà un confronto tecnico con Bruxelles per verificare la possibilità di includere anche gli investimenti avviati entro il 2028 ma destinati a produrre effetti negli anni successivi. Giorgetti ha ricordato che l’attivazione della clausola non modifica l’impatto della spesa sul deficit pubblico; se il disavanzo dovesse superare la soglia del 3% del Pil, l’Italia potrebbe rimanere nella procedura europea per deficit eccessivo anche se lo scostamento fosse interamente riconducibile agli investimenti ammessi dalla NEC.
Per la difesa, infine, il parametro di riferimento sarà la spesa registrata nel 2024, pari all’1,3% del Pil secondo la classificazione COFOG (Classification of the Functions of Government), il sistema statistico internazionale utilizzato da Eurostat per classificare la spesa pubblica in base alle diverse funzioni dello Stato, tra cui difesa, sanità, istruzione e ordine pubblico. Se le stime attuali saranno confermate, tutte le future spese aggiuntive potranno beneficiare dei margini di flessibilità previsti dalla nuova governance economica europea. Con la prossima legge di Bilancio saranno definiti gli interventi e la distribuzione delle risorse.
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