Strasburgo (eu24news.eu) – A pochi giorni dall’approvazione della risoluzione sul cyberbullismo, il Parlamento europeo rilancia il confronto su una possibile risposta a livello penale europeo, mentre si attende una presa di posizione della Commissione europea. Il voto di Strasburgo, non vincolante ma politicamente significativo, ha riacceso un nodo rimasto finora irrisolto: la mancanza di un quadro giuridico uniforme nell’Unione per contrastare le molestie online, in particolare quando assumono una dimensione transfrontaliera.

Al centro della richiesta la possibilità di qualificare il cyberbullismo come reato europeo oppure di ricondurre le forme più gravi nell’ambito dei reati d’odio, già oggetto di un percorso di estensione a livello UE. Un passaggio che, se avviato dalla Commissione, richiederebbe poi l’accordo degli Stati membri secondo la procedura della unanimità in Consiglio, uno degli elementi più sensibili del dossier. Il tema resta aperto anche sul piano operativo. L’Eurocamera ha evidenziato come gli strumenti attuali, pur rafforzati dal Digital Services Act (il regolamento che impone obblighi alle piattaforme online per la gestione dei contenuti illegali) non siano ancora sufficienti a intercettare e prevenire forme sempre più complesse di abuso digitale.

Particolare attenzione continua a concentrarsi sull’impatto degli algoritmi e dei modelli di business basati sull’engagement, ritenuti in grado di amplificare contenuti ostili o divisivi. Un profilo che si intreccia con l’applicazione concreta delle norme europee già in vigore, su cui Bruxelles è chiamata ora a dare segnali più incisivi. Nel frattempo, resta alta l’attenzione sull’evoluzione tecnologica. L’uso dell’intelligenza artificiale per la creazione di deepfake e contenuti intimi non consensuali rappresenta una delle criticità emergenti, affrontata anche nell’AI Act, il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale che introduce obblighi di trasparenza e limiti per gli utilizzi più rischiosi.

Sul piano politico, la risoluzione approvata a Strasburgo continua a pesare come atto di indirizzo: non produce effetti immediati, ma sicuramente contribuirà a orientare le prossime scelte della Commissione che, già nei mesi scorsi, aveva avviato un piano d’azione sul cyberbullismo. Il dossier, dunque, resta aperto e si inserisce in un quadro più ampio: la difficoltà dell’Unione di trasformare fenomeni digitali rapidi e trasversali in categorie giuridiche comuni, superando le differenze tra ordinamenti nazionali.


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