Roma – Anche il Portogallo va al voto. Si tratta di elezioni anticipate dopo la caduta del governo di minoranza di Luìs Montenegro, subentrato a sua volta al governo socialista in ragione di un’inchiesta sulla presunta corruzione dell’esecutivo. I fatti raccontano una caratteristica atavica della politica portoghese: una cronica instabilità dovuta ad un parlamento senza una chiara maggioranza.

Parte del problema è dovuta ad un sistema elettorale che premia la rappresentatività in luogo della governabilità. I mutamenti sociali  che hanno attraversato l’Europa come, ad esempio, la crescita dei movimenti sovranisti, in Portogallo rappresentati da Chega!, hanno complicato la politica tradizionale portoghese, che hanno visto i propri consensi continuamente erosi in favore delle nuove aggregazioni. Chega!, infatti, si è rapidamente consolidato dalla sua prima apparizione parlamentare nel 2019, contribuendo — assieme a Iniziativa Liberale (6%) e Livre (4%), formazione di estrema sinistra — a ridisegnare l’equilibrio politico del paese.

Altro tema sono gli scandali che hanno attraversato (e portato alla caduta) i precedenti governi. L’ultimo governo, formato da un’alleanza di centrodestra, è stato accusato di conflitto di interessi per il coinvolgimento del presidente Montenegro in una società che aveva nel portafoglio clienti anche aziende che lavoravano con l’esecutivo. Il Governo Costa, precedente a quello Montenegro, fu sciolto a seguito delle dimissioni del premier in seguito ad accuse di corruzione, poi rivelatasi infondate.

Secondo i sondaggi, le elezioni portoghesi del 18 maggio dovrebbero confermare lo stallo politico delle consultazioni di marzo 2024, che non permisero la formazione di una maggioranza stabile. In testa si mantiene l’Alleanza Democratica (centrodestra), guidata da Luís Montenegro, accreditata al 32%. Seguono il Partito Socialista, con Pedro Nuno Santos (25–26%), e Chega!, il partito guidato da André Ventura (17,6%).

In questa campagna elettorale, Nuno Santos ha mantenuto ambiguità sulla possibilità di ripetere l’accordo con il quale fu sostenuto il governo di minoranza di Montenegro, affermando: «non lo respingo, ma non lo considero nemmeno». Montenegro ha ribadito il suo rifiuto a un’intesa con l’estrema destra. Tutti i leader — Montenegro, Santos e Ventura — hanno infine rivolto appelli alla partecipazione popolare, sottolineando il valore della democrazia e della stabilità.


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