Bruxelles (eu24news.eu) – Investimenti, riforme e riduzione dei divari territoriali tornano al centro dell’agenda europea. Un recente decreto nazionale richiama esplicitamente i regolamenti UE sul Dispositivo per la ripresa e la resilienza e sulle politiche di coesione, collegando l’attuazione delle misure interne agli strumenti finanziari europei nati per sostenere crescita e convergenza tra territori.

Il messaggio politico è chiaro: le risorse del Recovery e dei fondi strutturali non sono solo leve economiche, ma strumenti per rafforzare coesione sociale e tenuta democratica. A Bruxelles, dove si è riunito il Comitato economico e sociale europeo, è emersa con forza la richiesta di rafforzare la governance sociale nel Semestre europeo, il ciclo con cui l’Unione coordina le politiche economiche e di bilancio degli Stati membri. Secondo il CESE e l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, crescita e stabilità non possono prescindere da investimenti sociali strutturali, dialogo con le parti sociali e tutela effettiva dei diritti.

Il tema sarà al centro anche della conferenza di alto livello sulla Carta sociale europea, promossa dal Consiglio d’Europa, che punta a rafforzare il ruolo dei diritti sociali come argine contro disuguaglianze crescenti e rischi di arretramento democratico. Non è un dibattito astratto. La Giornata mondiale della giustizia sociale, sostenuta dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro, ha richiamato l’attenzione su povertà, esclusione e divari di genere nel lavoro, confermando come la distribuzione del reddito resti profondamente squilibrata in molte economie avanzate. In questo quadro, le politiche di coesione UE, vengono nuovamente indicate come leva strategica per sostenere servizi pubblici, infrastrutture sociali e inclusione nelle regioni più fragili. La sfida, ora, è trasformare il coordinamento europeo in un’effettiva architettura sociale capace di accompagnare le transizioni economiche senza lasciare indietro cittadini e territori.


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