L’economia dell’Unione Europea affronta il 2026 in un contesto di crescita modesta ma non priva di segnali positivi, in bilico tra le tensioni geopolitiche globali, le pressioni dei dazi americani e la sfida strutturale della competitività rispetto a Stati Uniti e Cina. Nel 2025 la crescita dell’area dell’euro ha raggiunto l’1,4%, livello più elevato di quasi un terzo rispetto alla proiezione iniziale dell’anno, a riprova della capacità di tenuta dell’economia europea. Un risultato che ha sorpreso molti analisti, trainato soprattutto dalla domanda interna e dagli investimenti delle imprese nel digitale e nell’intelligenza artificiale. Forma Research

Tuttavia il 2026 si apre con incertezze significative. La BCE prevede una crescita economica pari in media allo 0,9% nel 2026, con una revisione al ribasso rispetto alle proiezioni precedenti, derivante dagli effetti a livello mondiale delle tensioni geopolitiche sui mercati delle materie prime, sui redditi reali e sul clima di fiducia. Un rallentamento che riflette la nuova realtà di un ordine commerciale globale sempre più frammentato, con le interdipendenze economiche trasformate in leve di pressione politica.
Sul fronte dell’inflazione, i tassi di interesse sui depositi della banca centrale rimangono invariati al 2,00%, al 2,15% e al 2,40% rispettivamente, mentre l’inflazione complessiva si collocherebbe in media al 2,6% nel 2026, al 2,0% nel 2027 e al 2,1% nel 2028. Una traiettoria che rassicura, ma che potrebbe essere disturbata da nuovi shock energetici o dalle ripercussioni della guerra in Medio Oriente sui prezzi delle materie prime.
L’Indice Sentix sull’Unione Europea in maggio si è attestato a -16,4 punti, in aumento rispetto al precedente -19,2 punti, segno di un miglioramento del sentiment degli investitori, seppur ancora in territorio profondamente negativo. Un dato che fotografa una fiducia fragile, lontana dai livelli necessari per sostenere una ripresa robusta degli investimenti privati.
Sul piano commerciale, il 1° maggio 2026 è entrato in vigore in via provvisoria l’accordo UE-Mercosur, firmato a gennaio dopo oltre 25 anni di negoziati. L’accordo dovrebbe far aumentare le esportazioni di prodotti europei soprattutto nei settori di automobili, macchinari, prodotti chimici e farmaceutici, mentre chi si oppone teme possibili danni dalle importazioni per i settori agricoli nazionali. Un’apertura commerciale strategica che arriva in un momento delicato, con l’Europa che cerca di diversificare i propri partner per ridurre la dipendenza dal mercato americano.
La grande sfida strutturale resta quella della competitività. Le imprese europee si trovano strette tra più fuochi: protezionismo americano, concorrenza cinese e instabilità politica regionale. Il “Competitiveness Compass” adottato dalla Commissione fissa una linea strategica ambiziosa per il 2029, basata sul colmare il divario tecnologico nelle tecnologie avanzate e sviluppare un piano che unisca decarbonizzazione e competitività. Parole ambiziose che attendono di tradursi in fatti concreti, mentre il tempo stringe e i concorrenti non rallentano.


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