Bruxelles (eu24news) – La Commissione europea ha presentato nei giorni scorsi la sua prima strategia organica per combattere la povertà e l’esclusione sociale nell’Unione, un documento atteso da anni che punta a dare una risposta strutturale a una delle più gravi crisi sociali del continente. Roxana Mînzatu, vicepresidente esecutiva con delega ai diritti sociali, ha annunciato misure per l’esclusione abitativa, la povertà minorile e i diritti delle persone con disabilità, ma il documento non prevede alcun finanziamento aggiuntivo. Una scelta che ha scatenato immediate polemiche tra esperti, parlamentari europei e organizzazioni della società civile.
La logica della Commissione è che esistano già circa 100 miliardi nel prossimo bilancio UE destinabili a politiche sociali e che il problema principale stia nel modo in cui i governi nazionali utilizzano i fondi disponibili. Ma questa impostazione non convince tutti. Juliana Wahlgren, direttrice della Rete europea contro la povertà, ha affermato con chiarezza che non può esserci strategia senza soldi, riassumendo in poche parole la critica principale mossa al documento di Bruxelles.
La distanza tra le risorse destinate alla difesa e quelle riservate alla coesione sociale è al centro del dibattito politico europeo. Nella stessa settimana in cui è stata presentata la strategia contro la povertà, l’Europa discute di portare la spesa militare a 800 miliardi entro il 2030. Per la difesa si attiva la clausola di salvaguardia per 17 Stati membri, mentre per i poveri si chiede efficienza. Un contrasto che diversi parlamentari europei progressisti hanno denunciato pubblicamente come una scelta politica che rivela le priorità reali dell’Unione.
I numeri del problema sono impietosi. L’obiettivo UE era ridurre di 15 milioni le persone a rischio esclusione entro il 2030, ma a metà percorso la cifra è scesa di soli 3,4 milioni. Il dato europeo complessivo si ferma al 20,9%. In parallelo, la crisi degli alloggi a prezzi accessibili morde con sempre maggiore violenza nelle grandi città europee, con famiglie che spendono quote insostenibili del proprio reddito per l’affitto.
Il 5 maggio la Commissione europea e il Parlamento europeo hanno co-organizzato un evento di alto livello sulla crisi abitativa nell’UE, segnando un importante passo avanti nell’attuazione del primo piano europeo per gli alloggi a prezzi accessibili presentato dalla Commissione nel dicembre 2025, nonché della risoluzione sulla crisi degli alloggi adottata dal Parlamento europeo nel marzo 2026. Un segnale che l’istituzione riconosce l’urgenza del problema, anche se la distanza tra riconoscimento e azione concreta resta ampia.
Marit Maij, vicepresidente dell’intergruppo del Parlamento europeo per la lotta alla povertà, ha sottolineato che le persone che vivono in povertà sono troppo spesso ignorate e che ciò alimenta una crescente sfiducia nelle istituzioni, sfruttata dall’estrema destra. Un argomento pragmatico che cerca di convincere anche i più scettici: investire nella coesione sociale non è solo un imperativo etico, ma anche una necessità politica per la tenuta del progetto europeo.


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