Strasburgo (eu24news.eu) – Un’Europa più forte, più sicura e più autonoma: è questa la direzione indicata dalla presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, nel suo discorso sullo Stato dell’Unione pronunciato oggi davanti al Parlamento europeo riunito in plenaria. Un intervento ampio, che ha toccato difesa, Ucraina, competitività, Cina, clima, intelligenza artificiale e migrazione. Ma il passaggio destinato a lasciare il segno è arrivato sul piano geopolitico: von der Leyen ha proposto di aprire la strada al Canada come primo membro associato dell’Unione europea, un annuncio accolto con una standing ovation e rivolto direttamente al premier canadese Mark Carney, presente in Aula. L’obiettivo è portare la cooperazione tra Bruxelles e Ottawa a un livello più stretto, dalla difesa alla tecnologia, dall’energia alle materie prime.
Sul fronte della sicurezza, la presidente ha proposto un Consiglio europeo della sicurezza e un nuovo meccanismo per coordinare la risposta alle minacce ibride, dai cyberattacchi ai sabotaggi e ai droni; confermato, inoltre, anche il sostegno all’Ucraina e una linea più dura sul rapporto commerciale con la Cina. Poi il clima, l’AI e i social. Tra le proposte, una stretta sull’accesso dei minori ai social network: niente account personali sotto i 13 anni e accesso regolamentato per gli under 15. Von der Leyen ha inoltre annunciato nuove iniziative sull’adattamento climatico e ha chiesto di affrontare i rischi legati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
E qui sono arrivate le reazioni più dure perché, se da una parte il discorso ha raccolto consensi, dall’altra nell’Eurocamera non sono mancate le critiche, anche da parte degli europarlamentari italiani. Nicola Procaccini e Carlo Fidanza, entrambi di Fratelli d’Italia e nel gruppo ECR, hanno contestato in particolare la centralità attribuita alla decarbonizzazione e al Green Deal, chiedendo maggiore attenzione alla competitività delle imprese europee e alla questione delle materie prime critiche. Procaccini ha inoltre criticato l’apertura al Canada come primo possibile membro associato dell’Ue, sostenendo che una prospettiva analoga avrebbe dovuto riguardare prima il Regno Unito. Una posizione diversa da quella dei liberali europei, che hanno invece accolto con favore l’apertura a Ottawa, considerandola parte di una strategia per rafforzare la rete di alleanze dell’Unione. Di segno diverso le reazioni arrivate dagli altri gruppi politici, che hanno sottolineato la necessità di rafforzare le politiche sociali, dal lavoro alla casa, e di mantenere centrale la transizione climatica. Il confronto italiano restituisce così un’Europa attraversata da priorità diverse, chiamata a trovare un equilibrio tra sicurezza, competitività e coesione sociale.
Il dato politico, dunque, è forse proprio questo: la presidente von der Leyen ha provato a dare all’Europa una direzione molto ambiziosa, ma le distanze sulle priorità restano profonde. La domanda che rimane dopo il discorso di Strasburgo è semplice: l’Europa riuscirà a trasformare questa lunga lista di obiettivi in decisioni concrete? Perché sicurezza, competitività, energia, migrazione e autonomia strategica sono ormai parole entrate stabilmente nel vocabolario europeo, ma adesso resta da capire quali diventeranno davvero politiche e con quali risorse. E, soprattutto, l’Europa riuscirà a parlare con una voce sola mentre intorno a lei il mondo cambia rapidamente?
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