Washington (eu24news.eu) – E’ ufficiale. Da mezzanotte gli Stati Uniti hanno attivato la più vasta rete di tariffe doganali dell’ultimo decennio. Oltre 60 Paesi nel mondo – inclusa l’Unione Europea – sono colpiti dalle misure protezionistiche volute dal presidente Donald Trump, nel nome di un presunto riequilibrio commerciale globale. Non è più solo retorica da comizio: si tratta di dazi reali, esecutivi, fino al 50% del valore della merce. Una scelta che rompe gli equilibri multilaterali e mette sotto pressione le economie esportatrici, in particolare quelle emergenti e intermedie.
L’Europa colpita, ma regge il negoziato che fissa i dazi al 15%Le esportazioni europee saranno soggette, dunque, a un dazio del 15%, inferiore rispetto al 30% inizialmente annunciato, ma comunque significativo. Il compromesso è arrivato dopo settimane di trattative serrate tra Bruxelles e Washington. L’Italia, come gli altri Paesi membri, pagherà il prezzo di un commercio che non è più multilaterale ma bilateralizzato e condizionato politicamente.
Solo economia o anche geopolitica nei progetti di Trump?
Al Brasile va la punizione politica con dazi fissati al 50%; la tariffa massima è stata applicata al Brasile personalmente da Donald Trump, che non ha mai nascosto il proprio disappunto per il trattamento riservato all’ex presidente Bolsonaro. Indonesia, Vietnam, Filippine e Pakistan hanno negoziato dazi medi, attorno al 20%, ma restano esposti. La Cina ha ottenuto una proroga fino al 12 agosto: se non ci sarà un’intesa, scatteranno dazi fino al 245%, con conseguenze devastanti per interi comparti. Anche l’India è nel mirino: continua a comprare petrolio dalla Russia, e questo basta a Trump per giustificare una minaccia di raddoppio delle tariffe, dal 25% al 50%. Nuova Delhi ha 21 giorni per piegarsi o reagire.
Penalizzata anche la Svizzera: 39% senza sconti
La Svizzera, spesso percepita come neutrale, è tra i Paesi più colpiti. Nessun accordo è stato raggiunto, nonostante la missione lampo a Washington della presidente Karin Keller-Sutter. Le esportazioni elvetiche sono ora soggette a un dazio del 39%. Il Consiglio federale ha convocato un’urgenza diplomatica per valutare contromisure e impatti sull’industria.
Trump alza il muro del commercio globale
Quello che sta accadendo non è una semplice manovra economica: è una ridefinizione unilaterale delle regole del commercio mondiale. Trump alza barriere, costringe a negoziati separati, divide i partner commerciali, usa le tariffe come strumento di pressione politica. Dietro il linguaggio dei dazi si cela una strategia chiara: trasformare gli Stati Uniti nell’unico arbitro del mercato globale, imponendo alle economie mondiali condizioni decise a Washington.
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