Bruxelles (eu24news.eu) – Bruxelles prende tempo sul nuovo decreto italiano sulla scuola che introduce un limite alla presenza di alcune categorie di studenti con cittadinanza non italiana nelle classi prime. La Commissione europea non ha ancora espresso una valutazione sul provvedimento e, al momento, mantiene una posizione prudente: prima di pronunciarsi vuole esaminare il testo definitivo. A chiarirlo il portavoce della Commissione europea, Olof Gill che, alla domanda sulle possibili implicazioni europee della misura italiana, ha spiegato che la Commissione deve prima analizzare nel dettaglio la normativa e che potrà eventualmente esprimersi dopo la pubblicazione del testo.
Non si tratta della prima volta che Bruxelles sceglie la cautela sulla questione. Già lo scorso 22 settembre, quando il governo italiano aveva annunciato il provvedimento ma il Consiglio dei ministri non lo aveva ancora approvato, la Commissione aveva evitato commenti, sottolineando che non era prassi pronunciarsi su semplici annunci legislativi. La misura più discussa riguarda la composizione delle classi prime e prevede, a partire dall’anno scolastico 2027/2028, un limite del 30% per determinate categorie di alunni con cittadinanza non italiana.
Il punto, però, è che il provvedimento non riguarda indistintamente tutti gli studenti stranieri. Nella scuola primaria, il limite riguarda gli alunni con cittadinanza non italiana che non siano nati in Italia o che non abbiano frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia. Nelle scuole secondarie di primo e secondo grado, invece, il criterio riguarda gli studenti che non abbiano frequentato con esito positivo per almeno tre anni il sistema nazionale di istruzione. Ed è proprio su questo terreno che si apre la questione europea. La Commissione dovrà stabilire se la nuova disciplina italiana possa entrare in tensione con il diritto all’istruzione previsto dall’articolo 14 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e con il principio di non discriminazione in base alla nazionalità. La risposta di Bruxelles, per ora, non è né un’apertura né una bocciatura: nessuna valutazione finché non sarà possibile analizzare il testo. La Commissione ha ribadito che solo dopo l’esame della versione pubblicata potrà stabilire se esistano profili di rilevanza rispetto al diritto europeo.
Nel frattempo, in Italia il decreto continua a suscitare discussioni anche sul piano dell’applicazione concreta. Tra le altre misure previste figurano interventi per il potenziamento dell’insegnamento dell’italiano, corsi linguistici per alcune famiglie e il divieto di partecipare alle attività scolastiche con il volto coperto, con sanzioni amministrative fino a 1.000 euro. La Commissione, dunque, aspetta il testo per capire se e quali profili di diritto europeo siano coinvolti ed è proprio dall’analisi tecnica del provvedimento che potrebbe arrivare il prossimo capitolo della vicenda.
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