Rimini (eu24news.eu)  – È la prima volta di Giorgia Meloni al Meeting di Rimini da presidente del Consiglio: platea in piedi, standing ovation, voce per un attimo incrinata dall’emozione. Il dato politico, però, sta nelle parole. Parole nuove, più dure e più esplicite, che segnano una svolta sul dossier Gaza e, insieme, un’agenda interna ed europea di marcata identità.  A testimoniarlo i passaggi chiave di un discorso che ha chiuso la kermesse di Comunione e Liberazione e che certifica – anche simbolicamente – l’ingresso di Palazzo Chigi nel tempio cattolico del confronto pubblico.

Su Gaza parole mai così nette.  La Meloni ha chiesto a tutte le nazioni e a tutte le forze politiche di fare ogni pressione possibile su Hamas perché liberi gli ostaggi, ma – e questo è sicuramente il punto più significativo del suo intervento – ha chiesto a Israele di cessare gli attacchi, di fermare l’occupazione militare a Gaza e di bloccare l’espansione degli insediamenti dei coloni in Cisgiordania. Per la premier la reazione israeliana è andata oltre il principio di proporzionalità e ha mietuto troppe vittime innocenti. Un lessico che, per nettezza e ampiezza delle richieste rappresenta la sua posizione più esplicita sulla guerra, con la condanna dell’ingiustificabile uccisione dei giornalisti colpiti nell’ultimo raid. Un discorso lungo con un chiaro richiamo finale: soluzione dei due Stati e rispetto del diritto umanitario.

Il segnale politico è, dunque, duplice: da un lato l’Italia rivendica di essere stata il primo Paese non musulmano per evacuazioni sanitarie. Nel suo intervento, la Premier ha sottolineato il ruolo attivo dell’Italia sul fronte umanitario ricordando che il nostro Paese è stato il primo Stato non musulmano a organizzare evacuazioni sanitarie dalla Striscia di Gaza, accogliendo oltre 800 persone, tra cui pazienti palestinesi e i loro familiari. Tra queste, spicca la più grande evacuazione sanitaria di minori mai realizzata, con 31 bambini gravemente malati o feriti trasferiti in Italia insieme a 83 accompagnatori. Dall’altro lato la Meloni ha ribadito di non arretrare sulla difesa del diritto di Israele alla sicurezza, mentre oggi ha, senza dubbio, alzato il tono sugli eccessi dell’operazione militare. Una scelta di linguaggio punta a rispettare gli equilibri politici ma che, senza dubbio, segna anche un cambio di baricentro nelle scelte di Palazzo Chigi.

Ucraina e ruolo globale dell’Italia.  Sul fronte Ucraina, Meloni ha rilanciato e rivendicato la proposta italiana di garanzie di sicurezza ispirate all’articolo 5 affermando che finora è la principale sul tavolo delle trattative.

Europa, competitività e “irrilevanza”. L’altro pilastro affrontato nel discorso del Presidente del Consiglio, ha riguardato l’Unione Europea condannata all’irrilevanza – ha affermato la Meloni se non sarà in grado di cambiare passo su competitività e politica industriale, così come aveva affermato, sempre dal Meeting di Rimini qualche giorno fa, anche Mario Draghi. Un passaggio con cui la premier ha voluto giocarsi, evidentemente, una solida sponda con il lavoro svolto dell’ex presidente della Bce, collocando Roma nel campo del riformismo duro e pragmatico.

Agenda italiana: giustizia, migranti, casa, fisco, natalità.  Un lungo paragrafo del suo intervento ha, poi, riguardato anche la politica interna. La Meloni ha assicurato che la riforma della giustizia andrà avanti nonostante una minoranza di giudici politicizzati, ha poi rivendicato la stretta sull’immigrazione illegale affermando “nessun giudice o burocrate ci fermerà”, e ha parlarto anche di un piano casa che preveda prezzi calmierati per le giovani coppie. Un’attenzione maggiore al ceto medio, dunque, dopo l’avvio della riforma Irpef. Dal palco la Premier ha anche parlato di natalità, bollando come “non moderno” l’utero in affitto.

La cornice: simboli e messaggi. Il Meeting di Rimini 2025 diventa, così, il palcoscenico di quella che è già stata ribattezzata la dottrina Meloni: identità valoriale, fermezza sull’ordine pubblico, e una postura internazionale che ambisce a essere più autonoma senza rompere con l’alleanza occidentale. La standing ovation iniziale – e l’attimo di commozione – certificano il feeling con quel pubblico; ma la vera notizia è il registro usato su Gaza. Perché chiedere apertamente a Israele di fermarsi e, insieme, premere su Hamas per la liberazione degli ostaggi, sposta il racconto di governo e costringe l’opposizione a misurarsi sul terreno dei contenuti, non solo delle bandiere politiche; atteggiamento sempre richiesto dalla Meloni in risposta agli attacchi contro il suo operato.


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