Strasburgo (eu24news.eu) – Rafforzare la capacità dell’Unione europea di proteggere le proprie democrazie dalle ingerenze straniere, dalla disinformazione e dalle minacce ibride: è questa la direzione indicata dal Parlamento europeo con la relazione sullo European Democracy Shield, approvata oggi dall’Aula con 420 voti favorevoli, 220 contrari e 26 astensioni. Al centro della proposta il Centro europeo per la resilienza democratica, una struttura che la Commissione europea ha già avviato nel febbraio scorso e che oggi il Parlamento vuole rendere più solida e operativa. La richiesta degli eurodeputati è di dotarlo di un mandato giuridico chiaro, parametri operativi, un bilancio dedicato e una governance che coinvolga tutti gli Stati membri.
Il Centro nasce all’interno dello European Democracy Shield, l’iniziativa europea costruita per rafforzare la capacità dell’Unione di proteggere istituzioni, elezioni, spazio informativo e partecipazione democratica. La Commissione lo considera un punto di raccordo tra Stati membri, istituzioni europee, Paesi candidati e società civile, con il compito di migliorare la capacità di individuare e anticipare le minacce, sviluppare sistemi di allerta e sostenere risposte coordinate. La richiesta del Parlamento nasce dalla constatazione che le minacce alla democrazia europea sono sempre più articolate. La relazione indica la Russia come principale minaccia esterna alla democrazia europea, citando attacchi informatici, sabotaggi, attività di spionaggio e campagne di manipolazione dell’informazione. Tra gli altri Paesi indicati figurano Bielorussia, Cina, Iran e Corea del Nord.
Un capitolo importante riguarda proprio lo spazio digitale. Gli eurodeputati chiedono alle piattaforme online di rafforzare gli strumenti contro le ingerenze elettorali attraverso bot e reti coordinate, mentre sul piano più generale il Parlamento richiama la necessità di tutelare l’integrità delle elezioni, sostenere media liberi e indipendenti e ridurre le dipendenze strategiche dell’Europa da tecnologie straniere. La questione non riguarda però soltanto la risposta alle campagne di disinformazione visto che il Parlamento insiste sulla necessità di mettere in rete gli strumenti già esistenti, evitando duplicazioni e frammentazioni. L’obiettivo è costruire una capacità europea condivisa, perché le interferenze che colpiscono un singolo Stato possono avere effetti sull’intero spazio democratico europeo. La Commissione, del resto, indica proprio nello scambio di informazioni e nella cooperazione operativa tra Stati membri uno dei compiti principali del Centro.
Il passaggio politico di oggi arriva dopo mesi di lavoro della commissione speciale del Parlamento sullo European Democracy Shield. Già a giugno gli eurodeputati avevano chiesto che il Centro fosse inserito in un atto giuridicamente vincolante, con risorse dedicate e la partecipazione di tutti gli Stati membri. Il Centro, intanto, è già entrato nella fase operativa. Secondo la Commissione, sta lavorando anche alla definizione di un blueprint europeo per contrastare la manipolazione e l’interferenza informativa straniera (FIMI) e la disinformazione. Il prossimo incontro con i punti di contatto nazionali è previsto per il prossimo 23 settembre.
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