Roma (eu24news.eu) – L’escalation militare tra Israele, Iran e i loro alleati regionali continua ad allargarsi, mentre cresce la pressione sul programma nucleare di Teheran e sulle rotte energetiche del Golfo. In un intervento pubblico, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha dichiarato che i recenti raid israeliani hanno eliminato alcuni dei principali scienziati coinvolti nel programma nucleare iraniano, sostenendo che le operazioni militari stanno creando le condizioni affinché il regime di Teheran possa indebolirsi dall’interno. Secondo il premier israeliano, l’obiettivo dell’offensiva è colpire l’infrastruttura militare e tecnologica dell’Iran e impedire che il programma nucleare e missilistico venga spostato in siti sotterranei difficili da raggiungere. Netanyahu ha anche rivolto un appello diretto alla popolazione iraniana, affermando che un possibile cambiamento politico nel Paese dipenderà soprattutto dalle dinamiche interne.

L’operazione militare, condotta da Israele con il sostegno degli Stati Uniti, ha colpito diverse strutture militari e industriali iraniane e ha innescato una serie di ritorsioni nella regione. Teheran ha minacciato una risposta su larga scala e ha intensificato gli attacchi contro interessi occidentali e alleati di Washington in Medio Oriente. Tra gli episodi più recenti, un missile ha colpito la base militare italiana a Erbil, nel Kurdistan iracheno. L’escalation sta avendo anche ripercussioni economiche globali. Le tensioni nello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il commercio energetico mondiale, hanno fatto risalire il prezzo del petrolio intorno ai 100 dollari al barile, alimentando timori per la stabilità dei mercati e per la sicurezza delle rotte marittime. Il conflitto coinvolge ormai diversi fronti regionali, dall’Iraq al Libano fino al Golfo Persico, mentre la comunità internazionale teme che la crisi possa trasformarsi in una guerra regionale più ampia con conseguenze geopolitiche ed energetiche globali.


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