Bruxelles (eu24news.eu) – Il tema della preferenza europea negli acquisti strategici approda al centro del confronto politico ed economico a Bruxelles nell’ambito della seconda edizione del Connact Annual Meeting. Sul tavolo la proposta di rafforzare un marchio “Made in Europe” come leva di politica industriale e risposta alle strategie protezionistiche di Stati Uniti e Cina. L’iniziativa è stata rilanciata nei giorni scorsi dal vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Stéphane Séjourné, responsabile per la Prosperità e la Strategia industriale, in un intervento pubblicato su diverse testate europee e sottoscritto da oltre mille imprese e associazioni industriali. La tesi è netta: l’Unione deve dotarsi di una vera e propria preferenza europea nei settori più strategici sul modello del Buy American Act statunitense o delle politiche di sostegno al Made in China.
Secondo Séjourné, in un contesto di concorrenza internazionale definita “sempre più sleale” e con regole del commercio globale in evoluzione, l’UE non può limitarsi alla sola apertura dei mercati. Il principio indicato è chiaro: quando vengono utilizzati fondi pubblici europei, questi dovrebbero contribuire alla produzione nel territorio dell’Unione e alla creazione di occupazione qualificata. La proposta si inserisce in una fase cruciale del dibattito sulla competitività europea. Il 12 febbraio è, infatti, previsto un vertice informale dei capi di Stato e di governo, convocato dal presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, con il coinvolgimento di Mario Draghi ed Enrico Letta per rilanciare il confronto sui rapporti dedicati a competitività e mercato unico. Nelle prossime settimane, inoltre, Séjourné presenterà l’Industrial Accelerator Act, provvedimento che dovrebbe tradurre in norme operative il concetto di preferenza europea.
Non mancano, però, le resistenze tra i Ventisette. Alcuni Stati membri temono che requisiti di acquisto locale possano ridurre l’attrattività dell’UE per gli investimenti esteri e incidere negativamente sulla concorrenza interna. Le tensioni sono emerse anche nel negoziato sul nuovo prestito da 90 miliardi di euro destinato all’Ucraina: la Francia ha chiesto che la quota destinata agli armamenti – circa 60 miliardi – preveda una preferenza europea negli acquisti, posizione che ha riaperto il confronto anche sull’eventuale coinvolgimento di Paesi terzi. Il dibattito sul Made in Europe si colloca così al crocevia tra politica industriale, autonomia strategica e regole del mercato unico. La questione centrale resta l’equilibrio tra apertura commerciale e tutela delle filiere strategiche europee, in un momento in cui la Commissione punta a rafforzare la base produttiva dell’Unione e a ridurre le dipendenze esterne in settori considerati critici.
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