Il Regime di Bashar al Assad in Siria è caduto

DiAlessandro De Grandi

8 Dicembre 2024

Roma – Bashar al Assad non è più il presidente della Siria. Il paese siriano, coinvolto in una guerra civile dal 2011, non è più sotto il controllo della famiglia al Assad dopo che i ribelli di Idlib, città nel nord della Siria, hanno marciato sulla capitale facendo esplodere rivolte in tutto il paese. L’ex dittatore è fuggito e non è stato trovato, mentre il primo ministro, Mohammad Ghazi al Jalali, ha dichiarato di essere disposto ad una transizione pacifica chiedendo alla popolazione siriana intera di non compiere violenze e di non danneggiare le istituzioni governative.

La ribellione è iniziata circa una decina di giorni fa, quando i ribelli jihadisti della regione di Idlib hanno avviato un attacco contro i soldati di Bashar al Assad con l’obiettivo di liberare la zona dal controllo del regime. I soldati siriani si sono scoperti molto più deboli di quanto pensassero: con l’offensiva Israeliana in Libano contro Hezbollah è venuto meno l’apporto militare delle forze di terra, mentre la Russia ha gradualmente ridotto il suo impegno logistico e aereo trasferendo le proprie risorse sul fronte ucraino.

Così, il gruppo Hayat Tahrir al Sham, il gruppo ribelle originario del nord del paese, ultima roccaforte dei ribelli jihadisti in Siria, ha velocemente riconquistato territorio lanciando un’offensiva verso il sud del paese e, quindi, verso la capitale Damasco. Hayat Tahrir al Sham è un gruppo islamista che è passato da alleanze con lo Stato islamico ad Al Qaida, fino ad un recente tentativo di moderazione. Nei fatti, è l’unico gruppo che è stato in grado di opporsi all’Iran e alla Russia, i maggiori alleati dell’ex dittatore siriano.

La caduta del regime alauita della famiglia al Assad, che continuava ininterrottamente dal 1970 con la salita al potere di Hafiz al Assad, padre di Bashar, sta scatenando reazioni tra le varie fazioni che vivono nel paese: i curdi del Rojava, così come i curdi iracheni sono scesi in piazza per festeggiare la fine del regime.

Il gruppo Hayat Tahrir al Sham, in questo momento, sta cercando di gestire la situazione in maniera tale da non scatenare un effetto domino che getti la Siria, già dilaniata da una brutale e sanguinosa guerra civile, in un conflitto ancora peggiore. In un comunicato pubblicato stamattina, scrivono: “dobbiamo tutti unirci e collaborare per presentare la migliore immagine della nostra rivoluzione e del nostro popolo”. Rivolgendosi al popolo siriano, dicono: “È vietato sparare proiettili in aria, poiché ciò causa terrore ai residenti e mette in pericolo la vita di persone innocenti. È vietato danneggiare le istituzioni pubbliche e le loro proprietà, poiché sono un diritto e una proprietà del popolo ed è nostro dovere proteggerle, preservarle e svilupparle. È vietato entrare in qualsiasi proprietà privata, o danneggiarla. Chiunque violi queste istruzioni sarà ritenuto responsabile”.


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