New York (eu24news.eu) – Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu è chiamato, oggi, a pronunciarsi sulla bozza di risoluzione presentata dagli Stati Uniti per sostenere il piano di Donald Trump sulla Striscia di Gaza. Il testo prevede l’istituzione di un Comitato per la pace con mandato fino a dicembre 2027, presieduto dal presidente americano, e autorizza il dispiegamento di una Forza internazionale di stabilizzazione (Isf). Washington, insieme a diversi Paesi arabi e a maggioranza musulmana – tra cui Egitto, Arabia Saudita e Turchia – sta lavorando per un’approvazione rapida, ritenendola essenziale per consolidare il cessate il fuoco in vigore dallo scorso 10 ottobre tra Israele e Hamas.

Il piano parte dalla constatazione della devastazione della Striscia, dopo due anni di ostilità seguite all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. L’Isf, elemento centrale della proposta, opererebbe in coordinamento con Israele, Egitto e le forze palestinesi recentemente addestrate, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza delle aree di confine e procedere alla smilitarizzazione di Gaza. La forza avrebbe inoltre il compito di garantire il disarmo permanente dei gruppi armati non statali, tutelare i civili e mettere in sicurezza i corridoi umanitari.

La Russia ha, intanto, presentato una propria bozza alternativa, concepita come risposta al testo statunitense. L’obiettivo, spiega la missione russa, è offrire al Consiglio un approccio più equilibrato e condivisibile. Mosca ritiene che la proposta americana non fornisca garanzie adeguate sulla creazione di uno Stato palestinese e chiede quindi un impegno esplicito verso la soluzione dei due Stati. A differenza del testo USA, la bozza russa non autorizzerebbe né il Comitato per la pace né l’invio di una forza internazionale, lasciando al segretario generale, Guterres, il compito di presentare opzioni operative.

Hamas e le principali organizzazioni palestinesi hanno espresso una netta opposizione a qualsiasi contingente internazionale che non risponda direttamente alle Nazioni Unite, contestando anche il disarmo dei gruppi armati e l’eventuale presenza di basi straniere, ritenute una violazione della sovranità palestinese. A rafforzare la contrarietà israeliana alla nascita di uno Stato palestinese interviene ancora una volta il premier, Benjamin Netanyahu, ribadendo anche che Gaza dovrà essere completamente smilitarizzata e che il disarmo di Hamas avverrà “nel modo più facile o in quello più difficile, ma avverrà”.


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