Bruxelles (eu24news.eu) – La Commissione europea invita gli Stati membri a utilizzare con maggiore flessibilità i fondi della Politica di Coesione, il principale strumento europeo destinato a finanziare lo sviluppo dei territori, per affrontare l’emergenza legata ai costi dell’energia. L’indicazione è arrivata dal vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Raffaele Fitto, che ha inviato una comunicazione ai governi dei 27 illustrando le possibilità già disponibili all’interno dei programmi europei esistenti. L’obiettivo è accelerare gli investimenti in un momento in cui famiglie, imprese e amministrazioni locali continuano a confrontarsi con prezzi energetici elevati e con la necessità di rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti.
La proposta non prevede nuove risorse europee, ma una maggiore capacità di utilizzare quelle già stanziate. Bruxelles punta sulla riprogrammazione dei fondi esistenti, consentendo agli Stati membri di destinare una quota maggiore degli investimenti verso progetti collegati all’energia, all’efficienza energetica e alla transizione verde.
Tra gli strumenti indicati dalla Commissione figurano il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), che sostiene investimenti nelle regioni europee, il Just Transition Fund, creato per accompagnare i territori più esposti agli effetti della transizione energetica, e le risorse generali della Politica di Coesione. La scelta si inserisce nel percorso già avviato con la revisione intermedia dei programmi europei 2021-2027. Nei mesi scorsi Bruxelles aveva già autorizzato una riallocazione di oltre 34 miliardi di euro verso nuove priorità strategiche tra cui competitività industriale, sicurezza, gestione delle risorse idriche, edilizia abitativa ed energia. Secondo la Commissione, questa esperienza ha dimostrato che i programmi europei possono adattarsi rapidamente a nuove emergenze senza attendere l’apertura di nuovi strumenti finanziari.
L’iniziativa ha però aperto un confronto politico. Alcune regioni europee temono che un utilizzo sempre più flessibile dei fondi possa ridurre le risorse destinate agli obiettivi originari della coesione territoriale, cioè la riduzione dei divari economici e sociali tra le diverse aree dell’Unione. Altri osservatori ritengono invece che proprio la flessibilità sia necessaria per consentire all’Europa di reagire più rapidamente alle crisi. La questione si intreccia con il dibattito più ampio sulle misure che l’Unione dovrebbe adottare per sostenere il sistema produttivo europeo. Alcuni governi, tra cui quello italiano, chiedono infatti strumenti aggiuntivi e una maggiore libertà di spesa per affrontare il caro energia e rafforzare la competitività delle imprese.
I prossimi passaggi sono attesi già nelle prossime settimane quando la Commissione presenterà il pacchetto di primavera del Semestre europeo, il ciclo di coordinamento delle politiche economiche dell’Unione. Sarà quello uno dei momenti chiave per capire quali ulteriori margini Bruxelles intenda concedere agli Stati membri nella gestione delle risorse europee.
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