Bruxelles (eu24news.eu) – Ridurre il costo dell’energia senza compromettere la sicurezza degli approvvigionamenti e la competitività delle imprese. È la sfida che accomuna il richiamo del CESE, il Comitato economico e sociale europeo, alle scelte del Governo italiano e al confronto in corso a Lussemburgo, dove il ministro Gilberto Pichetto Fratin è intervenuto sulla proposta europea per ridurre i costi delle reti elettriche. Al centro non ci sono soltanto le bollette, ma anche chi deve decidere come vengono calcolate le tariffe e come distribuire il peso della transizione energetica. Nel corso del Consiglio UE Energia il ministro italiano Fratin ha chiesto di stralciare l’articolo 18c della proposta della Commissione europea, contestando l’ipotesi di attribuire a Bruxelles poteri che potrebbero incidere sull’autonomia delle autorità nazionali di regolazione. Secondo il ministro, la definizione delle tariffe deve tenere conto delle specificità dei singoli sistemi elettrici e rispettare le competenze dei regolatori nazionali. La contestazione riguarda anche la parte fiscale visto che l’articolo in discussione prevede principi per favorire l’elettrificazione attraverso un trattamento fiscale dell’elettricità più favorevole rispetto al gas. Per il Governo italiano, tuttavia, una disposizione di questo tipo deve rispettare le regole europee sulla competenza fiscale, che in determinati ambiti richiedono l’unanimità degli Stati membri. Il confronto è aperto e non è stata ancora approvata una modifica definitiva delle regole.

La proposta europea punta a rendere più efficienti le tariffe di rete, favorire la digitalizzazione e ridurre i costi del sistema elettrico, ma il dibattito mostra quanto sia complesso conciliare l’obiettivo di bollette più sostenibili con le competenze nazionali e le diverse caratteristiche dei mercati energetici.  E il confronto europeo si inserisce in una fase delicata anche per l’Italia; ieri il Governo ha annunciato misure per oltre 14 miliardi di euro nell’ambito della flessibilità europea legata all’energia, con interventi rivolti al sistema produttivo, alle fonti rinnovabili e all’efficienza energetica. Non si tratta di un bonus generalizzato per le famiglie né di una riduzione immediata delle bollette, ma di misure che puntano a sostenere gli investimenti e rafforzare il sistema energetico nazionale. La pressione sui consumatori resta infatti un problema concreto: secondo ARERA, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, nel quarto trimestre del 2026 la bolletta elettrica dei clienti vulnerabili ancora in maggior tutela è aumentata del 37,3% rispetto al trimestre precedente.

È in questo scenario che assume rilievo anche il richiamo del CESE, emerso dalla conferenza di Bruxelles. Per il Comitato Economico e Sociale Europeo, città e regioni devono disporre di risorse e strumenti adeguati per trasformare gli obiettivi climatici in interventi concreti. Comunità energetiche rinnovabili, produzione locale, reti intelligenti e sistemi di accumulo possono contribuire a rafforzare l’autonomia energetica, ma richiedono investimenti, procedure accessibili e il coinvolgimento dei cittadini. Il punto di contatto tra il dibattito europeo e le scelte italiane è proprio questo: la transizione deve ridurre la dipendenza energetica e sostenere la competitività, senza tradursi in costi insostenibili. Le risorse pubbliche, le regole sulle tariffe e gli investimenti nelle rinnovabili sono strumenti diversi, ma concorrono alla stessa sfida. Per famiglie e imprese, il risultato si misurerà nella capacità di trasformare le decisioni politiche in un sistema energetico più sicuro ed efficiente e in costi più sostenibili.


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