Roma (eu24news.eu) – L’allarme è chiaro e arriva dalle tre più grandi organizzazioni industriali del continente: Confindustria, BDI e MEDEF. L’Europa rischia un declino industriale senza precedenti se non metterà al centro delle proprie politiche la competitività. Non è più il tempo dei richiami generici alla “transizione verde” o alla “sostenibilità sociale”: serve una strategia industriale solida, pragmatica e capace di garantire autonomia produttiva, tecnologica ed energetica. La dichiarazione congiunta, presentata ieri a Roma al termine del 7º Forum Trilaterale delle imprese, è un vero manifesto per la rinascita industriale europea. Un testo che denuncia senza mezzi termini come l’Unione stia perdendo terreno rispetto a Stati Uniti e Cina, tra burocrazia, costi energetici elevati e un eccesso di regole che soffocano l’iniziativa privata.
Il primo nodo è quello della semplificazione: completare il Mercato Unico, ridurre oneri e tempi di attuazione delle direttive, garantire “un reale sollievo alle imprese”. Sembra un’ovvietà, ma non lo è: la competitività europea si è arenata proprio nella giungla normativa che paralizza l’attività industriale. Il secondo punto è la decarbonizzazione, che deve diventare motore di crescita e non di penalizzazione. L’obiettivo della neutralità climatica resta fondamentale, ma l’Europa non può procedere a colpi di ideologia, ignorando la realtà dei costi e della fattibilità tecnologica. Le imprese chiedono una transizione equa, realistica e tecnologicamente neutrale, dove nucleare, rinnovabili, gas, idrogeno e CCUS (le tecnologie per catturare e riutilizzare l’anidride carbonica) abbiano pari dignità. Poi c’è il nodo della sovranità tecnologica: oggi l’Europa produce appena l’11% dei semiconduttori mondiali. Troppo poco per garantire autonomia strategica in un mondo sempre più digitale e interconnesso. Serve un piano per sviluppare un’intelligenza artificiale sovrana, infrastrutture digitali sicure e competenze diffuse in tutti i settori produttivi.
Il documento tocca anche un tema spesso trascurato: quello del bilancio europeo. Le tre Confindustrie chiedono un Quadro finanziario pluriennale orientato alla crescita, non a nuovi vincoli o tasse. L’idea di un European Competitiveness Fund va in questa direzione: sostenere progetti industriali e superare la frammentazione dei programmi nazionali. Tra le priorità, anche le scienze della vita, settore strategico per la sovranità sanitaria e la leadership globale dell’Europa. E infine la difesa e lo spazio, pilastri di un’autonomia che non può essere solo economica ma anche geopolitica. In fondo, il messaggio è semplice ma decisivo: la competitività deve diventare la bussola di ogni politica europea, perché senza una solida base industriale l’Europa rischia di perdere non solo produzione e innovazione, ma anche sicurezza, lavoro e benessere.
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