Bruxelles – L’industria farmaceutica europea ha lanciato un forte segnale di allarme alla presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen, chiedendo un’azione politica rapida e decisa per contrastare l’impatto potenzialmente devastante di nuovi dazi statunitensi sul settore.
Durante un incontro tenutosi martedì a Bruxelles, i rappresentanti del comparto – tra cui spicca la Federazione Europea delle Industrie e delle Associazioni Farmaceutiche (EFPIA) – hanno avvertito che le nuove politiche commerciali statunitensi, ispirate da misure protezionistiche analoghe a quelle dell’ex presidente Donald Trump, potrebbero spingere le aziende europee a trasferire ricerca, sviluppo e produzione oltre Atlantico.
“Se l’Europa non apporta un rapido e radicale cambiamento politico, è sempre più probabile che la ricerca, lo sviluppo e la produzione farmaceutica siano indirizzati verso gli Stati Uniti”, ha dichiarato l’EFPIA in un comunicato ufficiale, parlando apertamente del rischio di un “esodo di massa” dell’industria.
Secondo i principali attori del settore, l’introduzione di dazi americani rappresenterebbe un grave colpo per la competitività europea, già messa sotto pressione dalla crescente attrattiva degli Stati Uniti in termini di incentivi fiscali, velocità regolatoria e sostegno alla ricerca.
I rappresentanti del settore hanno sollecitato politiche industriali più robuste e investimenti mirati per rafforzare l’autonomia strategica dell’UE nella produzione di farmaci e biotecnologie, settore ritenuto cruciale non solo per la salute pubblica, ma anche per la sovranità economica e scientifica del continente.
Questo allarme si inserisce in un contesto geopolitico teso, in cui le relazioni commerciali transatlantiche stanno attraversando una fase delicata. Con l’ombra di nuove tariffe e una crescente competizione globale, l’Europa si trova di fronte a un bivio: difendere la propria leadership industriale o rischiare di perderla a favore di mercati più aggressivi.
Von der Leyen, secondo fonti vicine all’incontro, avrebbe riconosciuto la necessità di un intervento tempestivo e promesso di avviare un dialogo strategico tra Commissione, Stati membri e industria per elaborare una risposta coordinata.
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