Roma (eu24news) – Cipro torna al centro delle tensioni geopolitiche del Mediterraneo orientale, diventando un nodo strategico dove si intrecciano intelligence, basi militari, interessi energetici e rivalità regionali. L’isola, già divisa dal 1974 tra la parte greco-cipriota e quella occupata dalla Turchia, è stata colpita da un drone attribuito agli Hezbollah contro la base britannica di Akrotiri, uno dei due avamposti della RAF presenti sul territorio.
Sui monti Troodos, dove «le cupole racchiudono le antenne dell’intelligence anglo-americana», si concentra una delle reti di ascolto più sensibili dell’intera area, capace di captare segnali fino al cuore del Medio Oriente. L’episodio del drone ha riacceso l’attenzione su un sistema di sorveglianza che coinvolge anche l’Nsa statunitense e che fa di Cipro un osservatorio privilegiato sulle crisi regionali.
Negli ultimi giorni le autorità hanno arrestato un cittadino azero e la moglie estone, sospettati di spionaggio per conto dell’Iran. Secondo le indagini, avrebbero monitorato le attività britanniche, parte di una rete più ampia. Parallelamente, la Turchia valuta l’invio di quattro F-16 nell’area settentrionale dell’isola, già presidiata da droni e da 40 mila soldati.
L’Europa ha risposto schierando una task force navale con unità di Regno Unito, Francia, Italia, Grecia, Spagna e Olanda, mentre Nicosia rafforza le proprie alleanze. Negli ultimi anni Cipro ha stretto accordi militari con Israele e Grecia, ha condotto esercitazioni con Emirati, Egitto e Francia e ha acquistato sistemi d’arma israeliani. Una strategia che punta a bilanciare la pressione turca e a consolidare un corridoio strategico che collega l’India al Mediterraneo.
Il contesto è reso ancora più complesso da interessi economici, investimenti stranieri, progetti immobiliari, attività criminali e dispute energetiche legate ai giacimenti di gas. «Cipro è stata presa di mira per tutto questo», si legge nel documento, che descrive un mix di guerra ibrida, spionaggio e tensioni politiche.
La popolazione greco-cipriota discute nuovamente la presenza britannica, considerata da alcuni un’eredità coloniale e da altri un presidio indispensabile in un’epoca di instabilità crescente. L’isola, oggi più che mai, rappresenta un avamposto cruciale per l’Europa e un punto di frizione tra potenze regionali e globali.


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