Strasburgo – La Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia nel caso Niort c. Italia (ric. n. 4217/23), accertando la violazione degli articoli 3, 6 §1 e 38 della Convenzione europea dei diritti umani, in relazione al trattamento di un detenuto affetto da gravi disturbi psichiatrici.
Il ricorrente, detenuto dal 2016 e affetto da disturbo borderline, antisociale di personalità, ADHD e tossicodipendenza, è stato mantenuto in regime carcerario nonostante numerose perizie mediche contrarie e gravi episodi di autolesionismo e tentativi di suicidio.
La Corte ha stabilito che:
- non è stata garantita un’assistenza medica adeguata (violazione dell’art. 3 CEDU),
- le autorità italiane hanno ignorato decisioni giudiziarie che imponevano soluzioni alternative alla detenzione (violazione dell’art. 6 §1),
- lo Stato ha omesso di trasmettere documenti essenziali alla Corte (violazione dell’art. 38).
I giudici hanno ribadito che le persone con gravi patologie mentali non possono essere detenute in ambienti non terapeutici, richiamando precedenti come Rooman c. Belgio e Wenner c. Germania.
L’Unione delle Camere Penali Italiane ha espresso forte preoccupazione, chiedendo interventi urgenti per garantire cure adeguate e il rispetto dei diritti fondamentali dei detenuti psichiatrici, come previsto dalla Convenzione.
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