Roma (eu24news.eu) – Il prezzo dei carburanti continua a pesare sulle tasche degli italiani: in sei mesi il costo del gasolio è aumentato del 22,2%, mentre quello della benzina è salito del 20,2%. E se l’aumento italiano del diesel è stato inferiore alla media dell’Unione europea, il nostro Paese resta comunque tra quelli dove fare rifornimento costa di più.

I dati arrivano dall’ultimo bollettino della Commissione europea, aggiornato allo scorso 17 agosto, e permettono di confrontare l’andamento dei prezzi dei carburanti nei 27 Stati membri. E dunque il gasolio in Italia è passato da 1,702 euro al litro del 23 febbraio a 2,079 euro sei mesi dopo; un aumento del 22,2%, contro il 27,5% registrato in media nell’Ue, dove il prezzo è salito da 1,594 a 2,033 euro al litro. L’Italia si trova, dunque, nella parte bassa della classifica europea per quanto riguarda l’entità del rincaro, ma il dato cambia se si guarda al prezzo effettivamente pagato dagli automobilisti. Con 2,079 euro al litro, il gasolio italiano è infatti il settimo più caro dell’Unione europea. Prima dell’Italia ci sono Paesi Bassi, Finlandia, Germania, Danimarca, Francia e Belgio.

La situazione è ancora più significativa per la benzina: dal 23 febbraio al 17 agosto il prezzo è passato da 1,655 a 1,988 euro al litro, con un aumento del 20,2%. In questo caso il rincaro italiano è superiore alla media europea, che si è fermata al 17,5%. Anche per la benzina l’Italia è al settimo posto tra i Paesi Ue più cari, con un prezzo di 1,988 euro al litro. Davanti ci sono Danimarca, Paesi Bassi, Germania, Finlandia, Francia e Grecia.

Per capire perché i prezzi siano così alti bisogna guardare anche alle scelte adottate dai singoli governi. In questi mesi diversi Paesi europei sono intervenuti per cercare di contenere l’impatto del caro carburanti, ma con strategie differenti. La Germania ha scelto una strada simile a quella italiana intervenendo sul fronte fiscale, la Francia, invece, ha evitato un intervento diretto sulle imposte e ha puntato sui controlli contro possibili fenomeni speculativi e sulle pressioni nei confronti dei distributori e la Spagna ha ridotto l’Iva sui carburanti da marzo alla fine di giugno. Con il ritorno all’aliquota ordinaria dal primo luglio i prezzi, però, hanno ripreso a salire rapidamente, facendo registrare al Paese alcuni dei rincari più marcati d’Europa.

Il confronto europeo mostra, dunque, un quadro preciso: l’Italia non è tra i Paesi dove i carburanti sono aumentati di più, ma resta tra quelli dove benzina e gasolio costano maggiormente. Ed è questo è il dato che più dovrebbe interessare cittadini e imprese perché dietro la classifica europea non ci sono soltanto numeri: ci sono il costo di un pieno, quello di una consegna, di uno spostamento per lavoro e, alla fine, il prezzo di beni e servizi. Il caro carburanti torna così a essere una questione europea, ma anche una questione tutta italiana. La sfida, ora, è capire quali strumenti i governi saranno disposti a mettere in campo per evitare che l’aumento dell’energia si trasformi ancora una volta in un costo permanente per famiglie e imprese. E su questo, più che sulle classifiche, si misurerà l’efficacia delle scelte politiche dei prossimi mesi.


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