Bruxelles (eu24news) – Bruxelles non vuole più aspettare. La Commissione europea ha fatto sapere a Roma che i tempi per attivare i prestiti del fondo Safe destinati al riarmo sono ormai stretti, e ha chiesto al governo italiano di sciogliere presto le proprie riserve sull’utilizzo dei fondi.
L’Italia ha messo sul tavolo una richiesta di 14,9 miliardi di euro, la quinta cifra più alta tra i 19 Paesi che hanno aderito allo strumento europeo, dietro Polonia, Romania, Francia e con importi analoghi all’Ungheria. Si tratta però, per ora, solo di una prenotazione: il contratto per l’erogazione effettiva delle somme non è ancora stato firmato, e già nei giorni scorsi il governo ha lasciato intendere che potrebbe utilizzare solo una parte del prestito.
Il nodo è tutto italiano e ha natura contabile. Se Roma decidesse oggi di aumentare la spesa per la difesa attingendo al Safe, rischierebbe di allontanare la prospettiva di uscire dalla procedura europea per deficit eccessivo, alla quale il Paese è sottoposto per uno sbilancio superiore al 3% del Pil. Solo un’eventuale revisione autunnale dei conti pubblici potrebbe permettere all’esecutivo di sciogliere la riserva senza incappare in nuovi vincoli.
Per ridistribuire i fondi non richiesti da altri Stati membri, inoltre, la Commissione ha a disposizione solo pochi mesi: il termine ultimo fissato dal regolamento europeo è il 31 dicembre, dopo di che le somme residue rientrerebbero nella disponibilità degli altri partner. Tra i Paesi più interessati a un’eventuale redistribuzione ci sarebbero Polonia e le repubbliche baltiche, già pronte ad attingere a nuove risorse.
Nel frattempo la Germania resta l’unico grande Paese a non aver chiesto un euro dal fondo, potendo contare su un rating creditizio che le consente di finanziarsi sui mercati a condizioni più vantaggiose di quelle offerte dal Safe.
A complicare ulteriormente il quadro, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha promesso durante una recente visita a Kiev che le risorse del Safe eventualmente non utilizzate dagli Stati membri potranno essere destinate alla produzione congiunta di droni tra industria europea e ucraina.
Lo strumento, va ricordato, mette a disposizione 150 miliardi di euro in prestiti agevolati a lungo termine, con scadenza fino a 45 anni più una tolleranza di 10, riservati esclusivamente a progetti nel campo della difesa e della sicurezza comune europea.
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