CESE, sovranità tecnologica: l’Europa mette le persone al centro

Renata Tomasini Guerrini

DiRenata Tomasini Guerrini

22 Ottobre 2026
Luigi Ulgiati, Vice Segretario Generale UGL e membro del CESE

Bruxelles (eu24news.eu)  – Ridurre le dipendenze tecnologiche dall’estero, rafforzare la competitività industriale e garantire che l’innovazione produca benefici concreti per cittadini e lavoratori. È questa la sfida al centro del dibattito sulla sovranità tecnologica europea, affrontato il 21 ottobre durante la sessione plenaria del Comitato economico e sociale europeo (CESE), con la partecipazione di Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva della Commissione europea per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia.

In un contesto internazionale segnato dalla competizione globale e dalle tensioni geopolitiche, la capacità dell’Unione europea di controllare le tecnologie strategiche è diventata una questione economica, industriale e democratica. Il punto non è chiudere l’Europa al resto del mondo, ma metterla nelle condizioni di scegliere autonomamente, senza dipendere in modo eccessivo da infrastrutture, servizi e competenze sviluppati altrove.

«La sovranità tecnologica deve mettere le persone al centro», ha dichiarato Virkkunen, sintetizzando la posizione della Commissione europea. Una prospettiva che richiama la necessità di tutelare l’autonomia strategica dell’Unione senza rinunciare alla cooperazione internazionale e all’apertura dei mercati.

Il presidente del CESE, Séamus Boland, ha chiarito che la sovranità tecnologica non coincide con l’isolamento. Significa, piuttosto, garantire all’Europa capacità, resilienza e libertà di scelta per proteggere i propri valori, rafforzare la competitività e determinare il proprio futuro tecnologico.

Ma c’è un elemento che il Comitato considera altrettanto decisivo: la trasformazione digitale deve migliorare la qualità del lavoro e delle condizioni lavorative, tutelare i diritti fondamentali e assicurare ai lavoratori e alla società civile una partecipazione effettiva ai processi di cambiamento. L’innovazione, dunque, non può essere misurata soltanto attraverso la produttività o i risultati economici, ma anche attraverso il suo impatto sulla società.

La dipendenza tecnologica europea in cifre

I numeri evidenziano la dimensione della sfida. Secondo i dati richiamati dalla Commissione europea, l’UE dipende da fornitori extraeuropei per oltre l’80% dei prodotti, servizi, infrastrutture e proprietà intellettuali digitali.

Anche nell’intelligenza artificiale il divario resta significativo: secondo le stime citate nel dibattito, solo circa il 5% della capacità mondiale di calcolo dedicata all’IA si trova nell’Unione europea. Sul fronte dei semiconduttori, inoltre, la produzione europea rappresenta meno del 10% di quella mondiale, mentre per i chip più avanzati l’Europa continua a dipendere dagli Stati Uniti e dall’Asia.

Sono vulnerabilità che riguardano da vicino il sistema produttivo, la sicurezza economica e la capacità delle amministrazioni pubbliche di gestire infrastrutture e dati strategici. Per questo il CESE sollecita un rafforzamento delle competenze europee nell’intelligenza artificiale, nel cloud e nei semiconduttori, accompagnato da investimenti e da una strategia digitale comune.

Semiconduttori e investimenti: la sfida del Chips Act 2

Tra i temi affrontati in plenaria figura il Chips Act 2, al centro di un parere adottato dal CESE. L’obiettivo è rafforzare un sistema europeo dei semiconduttori lungo l’intera catena del valore, dalla ricerca alla produzione, per sostenere la competitività industriale e ridurre le dipendenze strategiche.

Il relatore Gonçalo Lobo Xavier ha sottolineato che leggi e finanziamenti pubblici, da soli, non bastano a garantire la sovranità tecnologica. Servono imprese competitive, investimenti privati e un ecosistema industriale capace di valorizzare le competenze, i talenti e il patrimonio produttivo europeo.

Il successo del nuovo quadro, ha evidenziato, dovrà essere misurato soprattutto attraverso gli investimenti attratti, il rafforzamento delle imprese e le opportunità create.

Il correlatore Dirk Bergrath ha posto l’accento sulla dimensione sociale e territoriale della politica industriale europea. Le risorse pubbliche devono tradursi in capacità produttiva duratura, occupazione qualificata e sviluppo delle regioni. Da qui la necessità di investire nella formazione, trattenere i talenti e coinvolgere i lavoratori e i loro rappresentanti nei processi di trasformazione.

Competitività e qualità del lavoro, nella visione del CESE, non sono obiettivi alternativi, ma condizioni che devono procedere insieme.

Sovranità digitale, dati e diritti dei lavoratori

Il dibattito ha affrontato anche la dipendenza europea dai grandi fornitori di servizi cloud e piattaforme digitali. Nel parere dedicato alla sovranità europea nel cloud, il relatore Thomas Kattnig ha richiamato l’esigenza di proteggere i dati, la democrazia e i diritti dei lavoratori attraverso maggiore trasparenza e controllo democratico sull’intelligenza artificiale e sugli algoritmi.

Il documento sottolinea inoltre l’importanza del dialogo sociale, dello sviluppo delle competenze e di una distribuzione equa dei benefici derivanti dagli aumenti di produttività.

Tra le indicazioni del CESE figura anche la necessità di una strategia europea trasversale sulla sovranità digitale, sostenuta da investimenti nelle infrastrutture tecnologiche sviluppate nell’Unione, dalla valorizzazione delle soluzioni open source e da criteri di appalto pubblico capaci di favorire le alternative europee, nel rispetto delle regole applicabili.

Sul fronte delle imprese, Cecilia Bonefeld-Dahl, direttrice generale di DIGITALEUROPE, ha ricordato che il 98% delle aziende europee è costituito da piccole e medie imprese. Una realtà che impone di conciliare la protezione dalle dipendenze rischiose con mercati aperti, innovazione e sviluppo di nuove capacità industriali. Bonefeld-Dahl ha inoltre proposto di destinare il 25% del prossimo Quadro finanziario pluriennale dell’UE allo sviluppo degli asset strategici europei.

La questione, quindi, non riguarda soltanto la capacità dell’Europa di competere con le altre potenze tecnologiche. Riguarda anche le condizioni alle quali questa competizione si svolgerà e i risultati che produrrà per il sistema economico e sociale.

La sfida europea è costruire un’autonomia tecnologica che non rimanga un obiettivo industriale, ma diventi uno strumento per rafforzare la democrazia, sostenere le imprese, creare lavoro qualificato e tutelare i diritti. Perché la sovranità digitale sarà davvero efficace soltanto se alla capacità di sviluppare tecnologie proprie corrisponderà la capacità di migliorare la vita delle persone.

 

 


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